Nel quarto webinar del progetto europeo TELL, Daniele Brunello, coordinatore dell’Osservatorio Censura dell’Associazione Italiana Biblioteche, ha approfondito il ruolo delle biblioteche nella tutela della libertà di espressione. Un incontro ricco di dati e strumenti operativi, rivolto soprattutto alle realtà di piccole dimensioni.
Come può una piccola biblioteca difendere la libertà di espressione quando dispone di risorse limitate e di uno spazio decisionale ridotto? Da questa domanda ha preso avvio il webinar “Piccole biblioteche, grande libertà. Prevenire la censura e costruire democrazia dal basso”, organizzato il 21 settembre 2026 nell’ambito del progetto europeo TELL.
L’incontro, moderato da Edoardo Macchi di Rete delle Reti, ha visto la partecipazione di oltre cento bibliotecarie e bibliotecari. Dopo i saluti introduttivi del presidente di Rete delle Reti Giuseppe De Righi, la lezione è stata affidata a Daniele Brunello, coordinatore dell’Osservatorio Censura dell’Associazione Italiana Biblioteche.
Il webinar era dedicato all’Asse I della Raccomandazione CM/Rec(2023)3 del Consiglio d’Europa, che richiama il ruolo delle biblioteche nella tutela della libertà di espressione, del libero accesso all’informazione e della partecipazione democratica.
La libertà intellettuale nella pratica quotidiana
La libertà intellettuale non rappresenta un tema aggiuntivo rispetto alle attività ordinarie della biblioteca. Attraversa ogni giorno lo sviluppo delle collezioni, l’organizzazione degli eventi, l’accesso ai servizi e il rapporto con la comunità.
Per questo motivo, difendere la libertà non significa soltanto reagire alla rimozione di un libro o alla cancellazione di un incontro. La censura può manifestarsi anche attraverso pressioni informali, richieste di spostamento, interferenze politiche o amministrative e forme più difficili da riconoscere, come l’autocensura preventiva.
Quest’ultima si verifica quando un contenuto, pur rispettando tutti i criteri professionali adottati dalla biblioteca, viene evitato per il timore di possibili reazioni. La differenza tra una legittima scelta biblioteconomica e una rinuncia censoria non dipende quindi soltanto dal risultato finale, ma dal criterio e dal processo che hanno portato alla decisione.
I dati di TELL e dell’Osservatorio Censura AIB
Durante il webinar sono stati messi a confronto, con la necessaria prudenza metodologica, i risultati dell’indagine internazionale condotta nell’ambito di TELL e quelli della Mappatura 2025 dell’Osservatorio Censura AIB.
L’indagine TELL ha coinvolto 979 biblioteche di sei Paesi europei, tra le quali 211 italiane, e ha analizzato il modo in cui le biblioteche traducono in pratiche concrete la libertà di espressione, l’accesso all’informazione e la partecipazione. In Italia, il 46,3% delle biblioteche coinvolte ha dichiarato di promuovere la libertà di espressione in modo attivo e costante.
La Mappatura AIB ha invece raccolto 725 risposte italiane. Il 71,11% dei partecipanti considera la censura un problema attuale e 110 rispondenti hanno segnalato episodi o pressioni con finalità censorie. Soltanto il 22,2%, tuttavia, dichiara di disporre di documenti che tutelano esplicitamente la libertà intellettuale, mentre appena il 6,14% ha seguito una formazione specifica sul tema.
I due strumenti si basano su domande e campioni differenti e non possono essere sovrapposti. Considerati insieme, però, fanno emergere una medesima criticità: alla crescente consapevolezza del problema non corrisponde ancora una presenza altrettanto diffusa di procedure, competenze e strumenti di tutela.
Prepararsi prima che arrivi una pressione
Uno dei messaggi centrali dell’incontro è stato che una biblioteca non deve attendere l’emergenza per organizzare la propria risposta.
Tra gli “anticorpi” presentati figurano la Carta dei servizi, la Carta delle collezioni, criteri di selezione trasparenti, una procedura formalizzata per la gestione dei reclami, la documentazione delle richieste ricevute, la formazione dello staff e la costruzione di alleanze interne ed esterne.
Una policy non elimina necessariamente il conflitto, ma impedisce che il singolo bibliotecario debba affrontarlo da solo e permette di ricondurre ogni decisione a criteri professionali già condivisi.
Quando arriva una pressione, il percorso proposto da Brunello si articola in cinque passaggi:
- formalizzare la richiesta, affinché sia precisa e verificabile;
- documentare cosa è stato chiesto, da chi, quando e con quale esito;
- valutare secondo criteri professionali, facendo riferimento a policy, missione e dati;
- comunicare con trasparenza, senza alimentare la polarizzazione;
- attivare la rete, coinvolgendo responsabili, colleghi, sistemi bibliotecari, AIB, Osservatorio Censura e alleati territoriali.
La Mappatura AIB mostra che il 68,47% di coloro che hanno segnalato pressioni o censure ha provato a reagire e, nella metà dei casi, la risposta ha prodotto un esito positivo. Non si tratta di una garanzia di successo, ma della conferma che una reazione organizzata può modificare il corso degli eventi.
Agire anche senza un potere decisionale formale
Il webinar ha riservato un’attenzione particolare alle piccole biblioteche, nelle quali il personale può percepire di non avere sufficiente autonomia.
Per riconoscere il margine d’azione disponibile sono state individuate tre aree: ciò che il bibliotecario può decidere direttamente, ciò che può influenzare attraverso proposte motivate e ciò che deve almeno documentare e rendere tracciabile.
Anche quando la decisione finale spetta ad altri, è possibile raccogliere dati, predisporre una bozza di policy, chiedere la formalizzazione di una richiesta, coinvolgere il proprio sistema bibliotecario e lasciare traccia delle motivazioni professionali presentate.
La domanda utile non è quindi “posso decidere tutto?”, ma “qual è la leva più vicina che posso attivare oggi?”.
La tutela della libertà come innovazione
L’incontro ha infine proposto una concezione dell’innovazione che non coincide necessariamente con l’introduzione di nuove tecnologie. Innovare può significare adottare una procedura che rimanga valida anche quando cambia il personale, condividere una Carta delle collezioni a livello di sistema, utilizzare meglio i dati disponibili oppure costruire una rete di supporto prima che si presenti un’emergenza.
Si tratta di passare dalla competenza del singolo professionista a un’organizzazione dotata di criteri e strumenti, fino alla costruzione di una comunità e di un sistema bibliotecario capaci di sostenere le proprie scelte.
La conclusione del webinar ha restituito con chiarezza il senso dell’intero percorso: una biblioteca non difende la libertà soltanto quando resiste a una censura evidente. La difende ogni giorno, nel modo in cui sceglie, ascolta, documenta, include e decide.
Rendere trasparenti i criteri, predisporre le procedure prima della crisi e costruire alleanze significa rendere la biblioteca più solida, meno isolata e maggiormente capace di esercitare la propria funzione democratica. Anche questa è innovazione.
A questo link la registrazione completa: https://www.youtube.com/watch?v=mqg6fKwFdac&pp=0gcJCSAMAYcqIYzv