Le Biblioteche in Europa: un'esperienza fuori dall'ordinario

29/07/2025

Entro il 2026, tra Lombardia e Lazio 50 candidature di reti e biblioteche sui principali bandi Europei. Non semplice ricerca di risorse economiche, ma un reale impegno sul terreno del capacity building, nello spirito delle raccomandazioni del Consiglio d’Europa 2023.

di Simona Villa,
fondatrice e CEO Studio 2di2

 

Da settembre 2023 è accaduto qualcosa di davvero straordinario nel mondo delle biblioteche lombarde. Nel senso più letterale del termine: fuori dall’ordinario. Per la prima volta, 10 reti bibliotecarie (che rappresentano circa 350 biblioteche) e numerose biblioteche singole, in qualità di capofila, hanno deciso di mettersi in gioco candidandosi, in qualità di capofila di progetto, ai principali bandi europei – Erasmus+, CERV, Europa Creativa, Interreg. Il risultato? Entro la primavera del 2026, saranno presentate circa 50 candidature a valere su questi programmi. Un dato che impressiona, non solo per la quantità, ma per la qualità del processo e la visione che lo ha sostenuto.

Un risultato possibile grazie a una combinazione rara di fattori: la volontà politica e professionale di bibliotecarie e bibliotecari di esplorare nuove forme di progettazione e sviluppo; la maturità raggiunta nella cultura progettuale; un investimento economico mirato da parte di un importante attore filantropico lombardo; la guida esperta di un operatore con competenze sia sul mondo bibliotecario che sulla programmazione europea.

 

L’elenco delle candidature parla da sé e restituisce la portata del lavoro svolto:

Rete Bibliotecaria Bergamasca (RBBG) CERV 23; Erasmus+ 23

Sistema Bibliotecario della Lomellina   Erasmus+ 23; Erasmus+ 24

Rete Bibliotecaria Mantovana CERV 24; Erasmus+ 24

Rete Bibliotecaria Cremonese CERV 24; Erasmus+ 24

Sistema Bibliotecario Seriate Laghi Erasmus+ 24; CERV 26; Erasmus+ 26

Sistema Bibliotecario Valle Seriana Erasmus+ 24; Europe Challenge 24; CERV 26; Erasmus+ 26

Sistema Bibliotecario Bassa Pianura Bergamasca Erasmus+ 24; CERV 26; Erasmus+ 26

Sistema Bibliotecario Area Dalmine Erasmus+ 24; CERV 26; Erasmus+ 26

Sistema Bibliotecario Area Nord Ovest CERV 26; Erasmus+ 26

Sistema Bibliotecario VCO CERV 26; Erasmus+ 26

Provincia di Bergamo CERV 26; Erasmus+ 26

CSBNO Europa Creativa 25; Europa Creativa 26

Biblioteca di Dalmine CERV 24; CERV 25

Biblioteca di Domodossola CERV 26; Erasmus+ 26

Biblioteca di Concesio CERV 25; Europa Creativa 25; Erasmus+ 26

Biblioteca di Paderno Dugnano CERV 25; Erasmus+ 26

Biblioteca di Baranzate CERV 25; Erasmus+ 26

Biblioteca di Rho CERV 25; Erasmus+ 26

Biblioteca di Arese CERV 25; Erasmus+ 26

Biblioteca di Verbania INTERREG 25

 

A queste realtà lombarde, si aggiungono quattro ulteriori candidature presentate nel medesimo periodo dalla Fondazione Castelli Romani, per un totale che sfiora le 50 progettualità in meno di tre anni.

 

Perché è un passaggio cruciale?

Questa massiccia partecipazione segna un cambio di passo per una serie di motivi diversi: proviamo ad elencare i principali e più significativi:

  • le biblioteche italiane iniziano a percepire l’Unione Europea non più come un’entità distante, ma come uno spazio di opportunità concrete per il proprio sviluppo e per quello delle comunità servite;
  • il lavoro in partenariato con altri attori europei ha generato un nuovo tessuto di relazioni e alleanze, che apre a progettazioni future più solide e continuative;
  • ogni candidatura è stata preceduta da un percorso di formazione dedicato, centrato su euro-progettazione, coprogettazione e design thinking, che ha rafforzato le competenze interne al comparto.

Non solo bandi, quindi, ma capacity building reale e condiviso.
Non solo progettazione, ma una visione d’insieme, ispirata alle Raccomandazione del Consiglio d’Europa 2023 sulla Legislazione e la Politica delle Biblioteche in Europa e allineata con le priorità del Piano Nazionale Cultura 2023–2026.

Oggi, questo percorso abilita le biblioteche italiane ad un ruolo nuovo: non più solo beneficiarie di fondi, ma co-protagoniste nella definizione delle politiche europee per la cultura e la partecipazione civica.

In vista della programmazione 2028–2035, e di ciò che si sta delineando, è il momento di chiedersi: come possiamo incidere sulle prossime linee guida? Quale spazio possiamo aprire per una misura europea dedicata alle biblioteche?

Le biblioteche hanno iniziato questo cammino ispirate da uno spirito che si può riassumere  parafrasando John F. Kennedy: “Non chiederti cosa l’Europa può fare per te, ma cosa tu puoi fare per l’Europa.”

Ora sappiamo quanto l’Europa abbia bisogno delle biblioteche per rendere concreta la cittadinanza attiva, sostenere il dialogo tra culture e costruire comunità più consapevoli, inclusive e partecipi.

 

Nota del Direttore

Come direttore di Rete delle Reti, desidero aggiungere una riflessione personale al prezioso racconto contenuto in questo articolo.

Il lavoro svolto da decine di reti e biblioteche lombarde negli ultimi due anni, nel cimentarsi con bandi europei diretti come Erasmus+, CERV, Europa Creativa o Interreg, non rappresenta solo un risultato progettuale. È anche – e forse soprattutto – un esercizio collettivo di consapevolezza politica e strategica, che potrebbe ora aiutarci ad affrontare una sfida ben più ampia: quella dei Fondi strutturali europei per la coesione.

L’Italia, nel settennio 2021–2027, ha a disposizione oltre 141 miliardi di euro per la politica di coesione, distribuiti tra Stato e Regioni. È su questi fondi – molto più cospicui di quelli diretti – che si giocano partite decisive per i territori: dalla rigenerazione urbana alla formazione, dalla digitalizzazione all’inclusione sociale.

Se le biblioteche, attraverso i bandi diretti, hanno acquisito competenze, visione, e capacità di fare rete, allora oggi sono più preparate che mai per sedersi ai tavoli dove si decide la programmazione di queste risorse.

Un segnale concreto di questa maturazione sta già nei risultati: almeno 5 progetti hanno ottenuto il finanziamento dell’Unione Europea su una ventina già presentati. Un risultato importante, non tanto per il numero in sé, quanto perché dimostra che le biblioteche italiane, quando decidono di provarci, hanno tutte le carte in regola per esserci, per contare, per generare valore anche in un contesto competitivo e internazionale.

Per farlo su scala più ampia, è necessario un passo ulteriore: trasformare reti progettuali in reti di advocacy, capaci di dialogare con Regioni e Stato, portando dati, esperienze e alleanze a sostegno dell’idea che le biblioteche sono infrastrutture chiave per la coesione, l’innovazione sociale, la cittadinanza attiva.

È una sfida che non possiamo affrontare da soli, ma che dobbiamo porci con coraggio. L’esperienza raccontata in queste pagine ci dice che oggi esistono le basi per farlo davvero.

Gianni Stefanini
Direttore, Rete delle Reti