16/09/2025
di Antonella Lamberti,
IFLA Section Libraries for Children and Young Adults

Camminare chilometri sotto il cielo luminoso e avere all’orizzonte un cilindro avveniristico, la Bayterek Tower, con i suoi 97 metri di altezza, 500 pali e 1000 tonnellate di peso, che sembra così leggera, nel suo elegante orientarsi verso il cielo. Forse questo può rappresentare in sintesi Astana, che ha ospitato l’89° WLIC, il World Library and Information Congress di IFLA: futuro e tradizione in un solo luogo, simbolo di questa incredibile città. La sfera sulla vetta della torre ricorda la leggenda dell’uovo d’oro, deposto dall’uccello sacro della felicità e simbolo di vita e speranza, che bisogna difendere da Aydakhar, il drago malvagio che, nascosto tra le sue radici, vuole divorarlo, in un racconto e un’immagine che celebrano l’antica ed eterna lotta tra il bene e il male.

Astana è una città dalle architetture ardite, futuristiche e imponenti, visibili da chilometri di distanza, dal fondo dei suoi immensi viali, in quello che sembra nel suo insieme un incisivo messaggio al futuro e allo spazio siderale e che conserva però nel piccolo, in angoli pubblici, o appartati e intimi, i simboli delle sue leggende, tradizioni e cultura popolare. Da questo non sono escluse le biblioteche, in ognuna delle quali è sospeso un anello dai nastri di stoffa che rappresenta la yurta, antica abitazione dei nomadi kazaki, con il suo tetto circolare da cui si dipartono fasce colorate, e che simbolizza l’unione e la pace.
Dal 18 al 22 agosto scorsi abbiamo partecipato al congresso di IFLA, l’89° della sua storia, in questa terra poco conosciuta alla maggior parte di noi eurocentrici, il Kazakistan. “WLIC” (World Library and Information Congress) è sempre un evento memorabile per chi lavora in biblioteca e di chi di biblioteche si occupa. Dovrebbe essere somministrato almeno una volta nella vita, come una medicina, un antidoto al disinteresse e al rischio di noia da routine, come se fosse un complesso vitaminico corroborante, o un vino che ubriaca e mentre ti diverti scatena tempeste di idee e di riflessioni. Perché WLIC non delude mai.

Il motto del congresso quest’anno era Uniting Knowledge, Building the Future: insieme nella conoscenza, verso il futuro.
Per chi non ha mai partecipato va detto che il congresso ha rituali precisi.
Dopo un’anteprima con gli incontri professionali delle varie Sezioni tematiche, e che lavorano a progetti specifici, e i vari “Caucus” ciascuno per congressisti della stessa area linguistica, c’è il giorno della cerimonia inaugurale. Si tratta di un benvenuto ufficiale da parte delle autorità IFLA e da rappresentanti politici del paese ospitante ed è anche uno spettacolo, con intrattenimenti musicali e non di rado danze tipici o personaggi eminenti della cultura locale, che si alternano ai discorsi di benvenuto. Seguono giornate pienissime, con incontri, seminari, laboratori, tavole rotonde, presentazione di nuove tecnologie, poster e racconti di buone pratiche, progetti ed esperienze dal mondo su temi sempre attualissimi dell’informazione e delle biblioteche. Tra un incontro e l’altro, alla fine della giornata, o mentre si prende un caffè, è frequente il soffermarsi con colleghe e colleghi già conosciuti, così come fare nuovi incontri e stringere nuove amicizie che, spesso a partire da uno stesso interesse professionale, a volte diventano personali e affettuose, rafforzate dalla stima reciproca e dalla sintonia dei valori fondanti.
La consapevolezza di far parte di una comunità professionale molteplice, che condivide tali valori e gli obiettivi, si nutre anche con piacere e a volte emozione del quadro d’insieme che il congresso offre, nell’evidente presenza di persone così diverse in quanto a origini geografiche. E si conferma nei numerosi momenti di confronto, dentro e fuori il congresso, quanto i diversi background non dividano ma anzi siano sempre una grandissima risorsa per la conversazione professionale e personale. Frequenti sono poi, nelle varie giornate, le lunghe chiacchierate o i cammini esplorativi per la città con persone già conosciute, o appena incontrate, e i pomeriggi e le serate che proseguono così, che sia intorno a un tavolo di un ristorante tipico o, come pure è accaduto, in un pub di stile inglese che lì non ti aspetteresti, a sorseggiare birra kazaka e giocare a giochi da tavolo visuali che non conoscevi, e che potresti riproporre in biblioteca, insieme ad altri congressisti, in un evento proposto dal New Professional Special Interest Group. O ancora ritrovarsi tutti a leggere ad alta voce, ciascuno nella propria lingua, in un flash mob al vicino e immenso centro commerciale, sotto le telecamere della Tv nazionale kazaka, e lasciando poi in regalo i libri portati da casa alle biblioteche della città.
E in questi piccoli compositi gruppi improvvisati volteggiano tutte le lingue che si è in grado di parlare, accompagnate da ritratti fotografici in tutte le pose e con tutti gli sfondi: anche i selfie – come i bibliotecari e le bibliotecarie – non hanno confini! Di solito dopo un paio di giorni di congresso un altro momento rituale imperdibile è il Cultural Evening, una festa che il paese ospite offre per presentare cibi tradizionali e musica sia tipica che internazionale e che spinga a ballare. Ecco, chissà se prevedere una serata di ballo anche per ogni altro serissimo convegno e assemblea professionale potrebbe creare nuove prospettive e, oltre ad azionare connessioni neuronali differenti, potrebbe essere un modo piacevole di fare team building e advocacy per la categoria dei bibliotecari, che non sono poi così noiosi come li dipingono!

Il congresso si chiude poi sempre con una grande cerimonia, nell’auditorium che aveva ospitato l’apertura, con la proclamazione dei vari premi, i ringraziamenti ufficiali, il passaggio di consegne tra presidenti uscenti ed entranti e l’annuncio del paese che ospiterà il congresso l’anno successivo. La sensazione di appartenenza e di comunità, il rispetto che si avverte e che si dimostra, la possibilità di lavorare insieme a chi non solo ha un background geografico e culturale molto diverso, ma anche un ruolo professionale differente, permettono di contribuire in armonia a progetti e discussioni da parte di bibliotecari di tutti i tipi, che siano di biblioteche pubbliche o universitarie, oppure docenti universitari, accademici, ricercatori, figure apicali di biblioteche e istituzioni, e questo è veramente peculiare di IFLA.
E si può dire che i suoi rituali e i suoi protocolli contribuiscono non poco a rendere possibile questa coesistenza pacifica e cooperante tra soggetti diversi.
Resta un aspetto critico, quello dei costi elevati dell’iscrizione al congresso, che grava sui congressisti insieme alle spese di viaggio e soggiorno, fattori che rendono scarsa numericamente la partecipazione di chi proviene da paesi in cui le istituzioni di appartenenza non si fanno carico delle spese e dove chi vuole partecipare deve dunque farlo autonomamente con soldi e giorni di ferie. L’esperienza merita senz’altro tale sacrificio ma il problema resta. L’IFLA però, dopo aver somministrato diversi sondaggi tra i suoi volontari e associati, sta rivedendo l’organizzazione del congresso, orientandosi verso una modalità un po’ più sostenibile, che inizierà in Sud Corea, a Busan, dove avrà luogo il 90° WLIC, dal 10 al 13 agosto 2026.
Cosa assolutamente apprezzabile questa, e sicuramente ancora migliorabile, affinché sempre più siano i paesi partecipanti e le persone che da ciascun luogo del mondo possano arricchire con la loro presenza la conversazione internazionale.