Il futuro delle biblioteche calabresi passa dai sistemi territoriali

08/04/2026

In Calabria la cooperazione bibliotecaria riprende slancio con nuove iniziative e aggregazioni, offrendo alla Regione l’opportunità di assumere scelte capaci di valorizzare queste energie e di soddisfare le aspettative e le speranze dei territori

Di Giacinto Gaetano, direttore del Sistema Bibliotecario Lametino

Il settore delle biblioteche pubbliche e dei sistemi bibliotecari territoriali in Calabria attraversa da anni una condizione di forte sofferenza. A pesare sono, in particolare, la progressiva riduzione dei finanziamenti regionali, la contrazione del personale dovuta al mancato turnover e l’assenza di una programmazione regionale di medio-lungo periodo capace di sostenere lo sviluppo del settore, il rinnovamento delle collezioni, la collaborazione tra territori e l’attivazione di servizi nuovi, coerenti con i cambiamenti intervenuti nei bisogni delle comunità.

Questa situazione di difficoltà è tristemente confermata da tutte le principali analisi di settore, che continuano a collocare la Calabria agli ultimi posti negli indici di lettura, nell’uso dei servizi bibliotecari e, più in generale, nei consumi culturali, con evidenti ripercussioni sulla crescita sociale e culturale complessiva del territorio. A questo quadro già fragile si sono aggiunti, negli ultimi anni, gli effetti dell’emergenza Covid-19, che hanno ulteriormente aggravato criticità strutturali mai davvero affrontate.

I dati disponibili parlano con chiarezza. Nel Mezzogiorno la quota di lettori scende al 27,9%, contro il 48% del Nord. Anche sul versante dell’accesso ai libri in formato digitale, il tradizionale divario territoriale tra Nord e Sud non si riduce, ma tende anzi ad ampliarsi. In Calabria, più di due bambini e adolescenti su tre non hanno letto nemmeno un libro nell’ultimo anno. Diverse ricerche, inoltre, segnalano la diffusione di un preoccupante fenomeno di povertà educativa.

Le stesse indagini mostrano come la debole propensione alla lettura sia fortemente correlata all’assenza, o alla debolezza, di biblioteche di base diffuse e ben funzionanti: presìdi di welfare culturale chiamati a promuovere l’abitudine alla lettura, ad allargare l’accesso al sapere e a offrire servizi adeguati ai cittadini. I bassi livelli di lettura risultano dunque strettamente connessi alla fragilità delle infrastrutture culturali, delineando i contorni di una vera e propria questione meridionale, che priva milioni di persone di un diritto fondamentale: l’accesso alla cultura e alla conoscenza.

Da qui nasce la necessità di una politica nazionale e regionale capace di rafforzare e rilanciare le infrastrutture culturali e, in particolare, le biblioteche di pubblica lettura, senza le quali è difficile immaginare interventi in grado di produrre effetti significativi nel medio e lungo periodo. Accanto alle biblioteche, occorre sostenere anche le reti professionali e territoriali che contribuiscono alla vitalità del settore: sistemi bibliotecari, operatori culturali, editori, librai, associazioni, festival e tutte quelle realtà che possono concorrere a costruire un ecosistema più forte e più capillare.

In Calabria, i Sistemi Bibliotecari Territoriali sono disciplinati dalla Legge regionale n. 17 del 1985, ancora oggi formalmente vigente, ma bisognosa di una profonda revisione e attualizzazione. La legge dedica ai sistemi bibliotecari un intero titolo, definendone compiti, modalità di organizzazione e criteri di riconoscimento. Il sistema bibliotecario territoriale vi è descritto come l’insieme coordinato delle strutture bibliotecarie e archivistiche dei Comuni associati, con una biblioteca-centro sistema incaricata di garantire acquisizioni, catalogazione, distribuzione del materiale, catalogo unico, servizi specializzati, coordinamento delle attività culturali, assistenza tecnica e rilevazione dei dati sui servizi e sull’utenza.

La stessa legge, all’articolo 14, stabilisce inoltre con chiarezza che la Regione debba assicurare contributi per il funzionamento e il potenziamento delle biblioteche degli enti locali, dei sistemi bibliotecari e degli archivi storici. E, in modo ancora più esplicito, il comma 7 afferma che le spese relative all’organizzazione e alla realizzazione dei servizi dei centri di sistema sono sostenute per intero dalla Regione. Si tratta di un riconoscimento inequivocabile del valore pubblico e sociale dei sistemi bibliotecari territoriali e della responsabilità regionale nel sostenerne il funzionamento.

Per molti anni questo impianto ha trovato una traduzione concreta nei piani annuali di attuazione della legge. Dal 2010, però, a seguito dell’istituzione del Fondo Unico per la Cultura, le risorse destinate ai sistemi si sono progressivamente ridotte fino a scomparire. Da allora i sistemi hanno potuto contare quasi esclusivamente sulla partecipazione ai bandi regionali, ottenendo spesso risultati importanti grazie alla qualità delle attività promosse, ma senza più poter disporre di un sostegno stabile alla gestione ordinaria. Questo ha inevitabilmente ridotto la capacità di programmazione e di intervento, perché i fondi da bando sono per loro natura vincolati a singole attività progettuali e non possono sostituire le risorse necessarie a garantire continuità ai servizi strutturali previsti dalla legge.

Attualmente i sistemi bibliotecari attivi e funzionanti in Calabria sono quattro: lo Jonico, con sede a Bovalino; il Lametino, con sede a Lamezia Terme; il Silano, con sede a San Giovanni in Fiore; e il Vibonese, con sede a Vibo Valentia. Complessivamente coinvolgono 62 Comuni e una popolazione di quasi 296 mila abitanti, pari a circa il 15% della popolazione regionale. Si tratta dunque di una rete tutt’altro che marginale, che rappresenta una parte significativa del territorio calabrese e che avrebbe bisogno di essere considerata come una vera infrastruttura strategica del welfare culturale regionale.

Negli ultimi mesi, fortunatamente, si sono colti alcuni segnali incoraggianti. All’inizio del 2025 la Regione Calabria e i sistemi bibliotecari hanno sottoscritto un accordo di collaborazione che affida ai sistemi, con capofila il Lametino, la gestione e la promozione del Polo regionale SBR fino alla fine del 2026. L’accordo prevede la piena funzionalità del polo e dei servizi alle 164 biblioteche aderenti, l’assistenza biblioteconomica e tecnica, il supporto alla catalogazione, attività di formazione sul software Sebina, iniziative di promozione della lettura, la creazione di bibliopoint scolastici e, dove possibile, l’attivazione del servizio bibliobus.

Si tratta di un passaggio importante, che ha già prodotto iniziative territoriali interessanti e che potrebbe aprire un processo virtuoso, a condizione però che l’intervento regionale abbia continuità e non si esaurisca in una fase sperimentale o temporanea.

Parallelamente, si registra anche una nuova disponibilità da parte di diversi Comuni a collaborare per mettere in sinergia i servizi locali e favorire la nascita di nuovi sistemi bibliotecari territoriali. Emblematica, in questo senso, è l’esperienza dei Comuni dell’area dello Jonio catanzarese, guidati dalla Biblioteca Vincenziana di Davoli e affiancati da sette Comuni del comprensorio soveratese. I consigli comunali interessati hanno approvato la proposta di statuto del nuovo sistema e ne hanno chiesto formalmente il riconoscimento alla Regione ai sensi della legge regionale 17/85.

Possiamo dire con soddisfazione che anche questa iniziativa è stata resa possibile grazie a un intervento di Rete delle Reti che, attraverso il direttore Gianni Stefanini, ha accompagnato più volte i Comuni coinvolti, sostenendo il percorso di aggregazione e la predisposizione degli atti amministrativi necessari. Altre due aree territoriali, quella urbana Cosenza-Rende e quella della Piana di Gioia Tauro, hanno a loro volta avviato le procedure per la costituzione dei rispettivi sistemi.

Ora spetta alla Regione Calabria compiere le scelte conseguenti e non disperdere, ancora una volta, gli sforzi, le energie e le aspettative che stanno emergendo dai territori. Le richieste che da tempo rivolgiamo sono chiare.

Anzitutto, è necessario che la Regione garantisca annualmente ai sistemi un contributo adeguato alle spese di organizzazione e di realizzazione dei servizi essenziali, nel pieno rispetto di quanto già previsto dalla legge regionale n. 17/85. In secondo luogo, occorre avviare un percorso che consenta il distacco di personale regionale presso i sistemi, così da sostituire il personale andato in pensione e superare una situazione nella quale molte strutture si reggono ormai quasi esclusivamente sul volontariato o sul servizio civile. Infine, è indispensabile dare continuità al sostegno e al potenziamento del Polo calabrese del Servizio Bibliotecario Regionale.

Le biblioteche e i sistemi bibliotecari territoriali non rappresentano un costo residuale, ma un investimento strategico sulla qualità democratica, culturale e civile della Calabria. Rafforzarli significa contrastare la povertà educativa, sostenere la lettura, ampliare le opportunità di accesso alla conoscenza e offrire ai territori strumenti concreti di crescita e coesione. È su questo terreno che si misurerà la capacità della politica regionale di riconoscere davvero il valore pubblico delle biblioteche.