Il secondo webinar del progetto TELL ha approfondito il ruolo delle biblioteche nella trasformazione digitale, tra intelligenza artificiale, AI literacy, trasparenza, diritto d’autore, contrasto alla disinformazione e tutela della centralità umana.

Come possono le biblioteche orientarsi in un ecosistema informativo sempre più condizionato dagli algoritmi e dall’intelligenza artificiale? E quale ruolo può assumere il bibliotecario di fronte a fenomeni come deepfake, bias algoritmici, contenuti sintetici e crescente difficoltà nel riconoscere l’origine e l’affidabilità delle informazioni?

Sono alcune delle questioni al centro del secondo webinar del progetto europeo TELL – Trans-European Learning Libraries, dedicato alla “Bussola etica del bibliotecario: trasformazione digitale e promozione di un ecosistema bibliotecario sostenibile, affidabile e inclusivo”, tenutosi il 7 settembre 2026.

L’incontro, organizzato nell’ambito delle attività italiane del progetto TELL da Rete delle Reti, ha visto come docente Antonella De Robbio e come moderatrice Benedetta Calonaci.

Il webinar si inserisce nel percorso di attuazione della Raccomandazione CM/Rec(2023)3 del Consiglio d’Europa sulla legislazione e le politiche bibliotecarie in Europa, che riconosce nell’alfabetizzazione informativa e digitale una dimensione fondamentale della partecipazione democratica. Questo quadro trova oggi una nuova declinazione nell’AI Act europeo e nel principio di AI literacy, nonché nella normativa italiana sull’intelligenza artificiale.

Dalla trasformazione digitale all’“umanesimo digitale”

Il punto di partenza dell’incontro è stato un cambiamento di prospettiva: l’intelligenza artificiale non può essere considerata soltanto come un insieme di nuovi strumenti da introdurre nei servizi bibliotecari.

La questione riguarda piuttosto come governare questi strumenti, secondo quali principi utilizzarli e quale ruolo attribuire alla responsabilità professionale e alla valutazione umana.

Il quadro normativo europeo e nazionale sta infatti progressivamente definendo principi legati alla trasparenza, alla privacy, alla tutela dei diritti, alla supervisione umana e alla responsabilità nell’impiego dei sistemi algoritmici. In questo scenario emerge l’idea di un vero e proprio umanesimo digitale, nel quale l’innovazione tecnologica deve rimanere al servizio delle persone e non sostituirne la capacità di giudizio.

Per le biblioteche questo significa assumere un ruolo nuovo: non essere semplicemente utilizzatrici di tecnologie, ma diventare luoghi nei quali queste tecnologie vengono comprese, interpretate, spiegate e sottoposte a valutazione critica.

La biblioteca come presidio di AI literacy

Uno dei temi centrali del webinar è stato proprio quello dell’AI literacy.

La biblioteca può evolvere da luogo di accesso alle risorse digitali a vero e proprio hub di alfabetizzazione algoritmica, aiutando cittadini e utenti a comprendere come funzionano gli strumenti di intelligenza artificiale, quali siano le loro potenzialità e quali i loro limiti.

Questo può tradursi concretamente in workshop, percorsi formativi, guide alla valutazione degli strumenti di IA, attività sulla privacy e sulla gestione dei rischi e occasioni per sviluppare una maggiore capacità di giudizio nei confronti degli output prodotti dagli algoritmi. L’obiettivo è ridurre quel “gap algoritmico” che separa chi possiede gli strumenti per comprendere e governare queste tecnologie da chi ne riceve passivamente i risultati.

È una trasformazione che investe direttamente la professionalità bibliotecaria. Al bibliotecario non viene chiesto di diventare un informatico o un giurista, ma di acquisire gli strumenti necessari per esercitare anche nell’ambiente algoritmico la propria tradizionale funzione di mediazione, selezione, verifica e organizzazione della conoscenza.

Deepfake, disinformazione e fine dell’evidenza visiva

Particolare attenzione è stata dedicata alle nuove forme di manipolazione dell’informazione.

Deepfake e contenuti sintetici stanno progressivamente mettendo in crisi uno dei presupposti tradizionali dell’informazione: l’idea che vedere un’immagine, ascoltare una voce o guardare un video possa costituire di per sé una prova sufficiente della loro autenticità.

In questo scenario, il webinar ha proposto di leggere il deepfake non semplicemente come una nuova competenza tecnica da aggiungere al repertorio professionale, ma come un vero banco di prova della trasformazione della biblioteca in centro di alfabetizzazione critica.

Le infografiche che hanno accompagnato l’incontro traducono questa funzione in un metodo operativo: fermarsi davanti a un contenuto sospetto, investigarne la fonte, cercare una copertura informativa migliore e risalire al contesto originale. La biblioteca può così contribuire a contrastare non soltanto la disinformazione, ma anche il rischio opposto: un crescente cinismo informativo, nel quale la possibilità che qualsiasi contenuto sia manipolato porta a non credere più a nulla.

Dalla ricerca bibliografica al prompt engineering

La trasformazione riguarda anche il modo stesso in cui cerchiamo informazioni.

Con l’intelligenza artificiale generativa, la ricerca non consiste più soltanto nell’inserimento di parole chiave all’interno di un catalogo o di una banca dati. La formulazione della domanda, la costruzione del prompt, la verifica delle fonti e il controllo dell’output diventano parti di un unico processo.

Per il bibliotecario significa trasferire nel nuovo ambiente algoritmico il patrimonio metodologico della ricerca bibliografica: formulare correttamente una domanda, verificare, confrontare, contestualizzare e mantenere il dubbio metodico.

Il valore professionale non risiede quindi nel ricevere rapidamente una risposta dall’IA, ma nel saperne valutare provenienza, attendibilità e qualità.

Gli algoritmi non sono neutrali

Un altro passaggio significativo del webinar ha riguardato i bias algoritmici.

L’intelligenza artificiale non nasce in uno spazio neutrale: apprende da dati, classificazioni e rappresentazioni della realtà che possono contenere stereotipi e discriminazioni. Gli algoritmi possono quindi riprodurre o amplificare pregiudizi già presenti nella società e nei sistemi informativi.

Da questo punto di vista esiste una continuità profonda con la storia della biblioteconomia. Come i sistemi tradizionali di classificazione e soggettazione potevano riflettere gerarchie culturali e sociali, oggi i sistemi algoritmici possono incorporare i pregiudizi presenti nei dati utilizzati per il loro addestramento.

Durante il webinar Antonella De Robbio ha sottolineato proprio la necessità di superare il “mito della neutralità” per orientarsi verso il principio dell’equità, aprendo la “scatola nera” dei sistemi di ricerca e interrogandosi criticamente sui criteri attraverso i quali l’informazione viene selezionata, organizzata e restituita.

Intelligenza artificiale, diritto d’autore e TDM

La bussola etica del bibliotecario incontra inevitabilmente anche il tema del diritto d’autore.

L’utilizzo dell’intelligenza artificiale apre infatti questioni nuove relative all’addestramento dei modelli, al Text and Data Mining (TDM), alla provenienza dei dati, all’opt-out dei titolari dei diritti e alla distinzione tra contenuti prodotti con il supporto dell’IA e contenuti interamente generati automaticamente.

Per le biblioteche si apre quindi un ulteriore spazio di responsabilità: verificare licenze e condizioni d’uso delle risorse, conoscere i meccanismi del TDM, promuovere risorse Open Access e contribuire a costruire un equilibrio tra accesso alla conoscenza, innovazione tecnologica e tutela degli autori.

Una nuova professionalità bibliotecaria

Dai diversi temi affrontati emerge un profilo professionale sempre più articolato.

Le competenze bibliotecarie tradizionali non vengono sostituite: vengono estese. Alla conoscenza delle fonti, della catalogazione, della ricerca bibliografica e della mediazione culturale si affiancano competenze giuridiche, tecnologiche ed etiche.

Il bibliotecario diventa così sempre più un garante della qualità dell’informazione. In un ambiente caratterizzato dalla crescita esponenziale dei contenuti generati automaticamente, il suo valore risiede nella capacità di verificare provenienza, attendibilità e integrità delle informazioni e di aiutare le persone a comprenderne il contesto.

Rinegoziare la fiducia: la biblioteca come infrastruttura democratica

È forse questo il messaggio più importante emerso dall’incontro.

La biblioteca del futuro non “subisce” l’intelligenza artificiale: la interpreta, la spiega e contribuisce a renderla socialmente responsabile. Custodisce la centralità della persona, promuove pluralismo ed equità informativa, educa alla cittadinanza digitale e offre alle comunità gli strumenti per muoversi consapevolmente in un ecosistema informativo sempre più complesso.

Come emerso nel dialogo conclusivo tra Antonella De Robbio e Benedetta Calonaci, proprio attraverso le biblioteche diventa possibile lavorare alla ricostruzione della fiducia dei cittadini, trasformando questi luoghi in presìdi di coesione sociale e civica.

La conclusione del webinar può essere condensata in quattro azioni: comprendere, verificare, includere, partecipare.

Comprendere sistemi, fonti e contesti. Verificare le evidenze e ricostruire l’origine delle informazioni. Includere, garantendo accessibilità e contrastando le discriminazioni. Partecipare, rafforzando cittadinanza digitale e democrazia.

Nell’era dell’intelligenza artificiale, dunque, la biblioteca non custodisce soltanto contenuti: custodisce le condizioni che permettono di comprenderli.

Ed è proprio quando la verità non può più essere considerata un dato scontato che la biblioteca riafferma pienamente la propria funzione di infrastruttura democratica della conoscenza.

A questo link è possibile vedere la registrazione completa dell’incontro: https://www.youtube.com/watch?v=CUfMeI1otVw

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