Chiarezza sulle nuove regole operative, desiderio di superare le criticità burocratiche, condivisione di buone pratiche e necessità di una visione comune sono alcuni tra contenuti emersi dell’appuntamento dello scorso 16 aprile.
di Gianni Stefanini | Direttore di Rete delle Reti
L’incontro online promosso da Rete delle Reti il 16 aprile scorso, dedicato al bando del Ministero della Cultura per la Promozione della lettura 2026, ha rappresentato molto più di un semplice appuntamento informativo. È stato, al tempo stesso, un momento di servizio rivolto ai sistemi bibliotecari italiani, un’occasione di confronto diretto con il Ministero e un passaggio importante per mettere a fuoco alcune questioni di fondo riguardanti il presente e il futuro della cooperazione bibliotecaria nel nostro Paese.
Abbiamo voluto che questo incontro fosse aperto a tutti i sistemi bibliotecari italiani, indipendentemente dalla loro adesione all’associazione, perché riteniamo che su temi di questo tipo Rete delle Reti debba svolgere fino in fondo la propria funzione nazionale: mettere in relazione, far circolare informazioni utili, creare occasioni di dialogo e contribuire a far crescere una consapevolezza comune. Il bando MIC è infatti, ad oggi, uno dei pochissimi strumenti nazionali esplicitamente rivolti ai sistemi bibliotecari, e proprio per questo merita attenzione, approfondimento e anche una riflessione più ampia sul suo significato e sui suoi limiti.
La presenza della dottoressa Silvia Bruno, funzionaria della Direzione Generale Biblioteche e Istituti Culturali del Ministero, ha dato all’incontro un particolare valore. Il confronto è stato franco, concreto, molto utile. La dott.ssa Bruno ha illustrato l’impianto del bando, ne ha ricordato la base normativa e ha chiarito alcune novità dell’edizione 2026: l’obbligo di indicare in modo più preciso le biblioteche attivamente coinvolte nei progetti, la possibilità di concentrare parte delle risorse anche su una singola biblioteca del sistema, purché ciò sia dichiarato in candidatura, e la facoltà di avviare le attività già dal 1° maggio, subito dopo la chiusura del bando. Sono elementi che, pur nella continuità dello strumento, introducono aspetti operativi importanti e chiedono ai sistemi una maggiore attenzione nella costruzione delle proposte.
Molto apprezzata è stata anche la disponibilità mostrata dal Ministero sul terreno dell’accompagnamento ai candidati. Nel corso dell’incontro è stato ribadito con chiarezza che il bando e le linee guida vanno considerati come il riferimento essenziale per costruire una candidatura solida, coerente con i criteri di valutazione previsti, ma è stata anche confermata la disponibilità della Direzione a rispondere a dubbi e richieste di chiarimento sia nella fase di presentazione della domanda sia in quella di rendicontazione. Non è un aspetto secondario: in un quadro spesso percepito come complesso e appesantito da vincoli tecnici, il fatto che il Ministero si mostri aperto al confronto rappresenta un segnale importante.
L’incontro, però, non si è limitato all’illustrazione delle regole. Una parte significativa del confronto ha riguardato infatti i problemi concreti incontrati dai sistemi nella partecipazione al bando. Sono emerse questioni molto pratiche, ma decisive: la possibilità di ripresentare progettualità già sviluppate in anni precedenti; la non ammissibilità di attività avviate prima del 1° maggio; l’esclusione delle spese di impiantistica; il tema, particolarmente sentito, della descrizione del ruolo attivo delle singole biblioteche quando il progetto riguarda reti molto ampie o azioni fortemente centralizzate. In questo quadro, una criticità trasversale segnalata da più partecipanti riguarda la piattaforma di candidatura, in particolare l’insufficienza degli spazi disponibili per descrivere in modo adeguato progetti complessi e articolati. Su questo punto la dottoressa Bruno si è impegnata a portare la proposta di ampliamento all’attenzione della Direzione in vista dell’edizione 2027.
Accanto alla dimensione tecnica, è emersa con forza anche una questione di carattere più generale, che Rete delle Reti considera centrale. Il bando MIC è uno strumento prezioso, ma le risorse attualmente disponibili restano troppo limitate rispetto alle esigenze reali dei sistemi bibliotecari italiani. Lo stanziamento complessivo, oggi pari a un milione di euro, determina contributi medi spesso troppo contenuti per produrre effetti strutturali o duraturi. In molti casi, i finanziamenti consentono di sostenere attività utili e qualificanti, ma non bastano a consolidare processi di sviluppo, innovazione organizzativa o rafforzamento stabile dei servizi. Per questo, nel corso dell’incontro, abbiamo rilanciato un invito chiaro ai sistemi: affiancare alla partecipazione tecnica al bando anche un’iniziativa politica coordinata, capace di chiedere con maggiore forza un salto di scala nelle risorse disponibili. L’obiettivo indicato è ambizioso ma realistico: portare il fondo da uno a dieci milioni di euro.
Molto ricca è stata anche la parte finale dell’incontro, dedicata alla condivisione di esperienze e buone pratiche. I contributi portati da diversi sistemi hanno mostrato, ancora una volta, quanto il lavoro delle reti bibliotecarie italiane sia vivo, creativo e radicato nei territori. Il Consorzio Sistema Castelli Romani ha raccontato due annualità di progetti costruiti attorno ai temi dell’accessibilità e dell’inclusione, con azioni dedicate alla comunicazione aumentativa alternativa e ai libri tattili. Il Sistema Bibliotecario Lametino ha illustrato un’esperienza centrata sul Bibliobus e sul coinvolgimento degli attori del Patto per la lettura. CuBi ha ricordato come, in passato, il bando abbia sostenuto anche processi di innovazione strategica e riorganizzazione, come il percorso di fusione tra sistemi bibliotecari. La Biblioteca Malatestiana di Cesena ha mostrato la connessione tra il bando MIC, i Patti per la lettura e una più ampia progettualità europea e territoriale. Sono testimonianze diverse tra loro, ma accomunate da un dato: quando i sistemi sono messi nelle condizioni di lavorare bene, sanno costruire progetti di qualità, fare rete, generare valore pubblico.
Anche per questo l’incontro del 16 aprile non deve essere considerato un episodio isolato. Esso si inserisce in una linea di lavoro che Rete delle Reti intende rafforzare: accompagnare i sistemi non solo sul piano informativo, ma anche su quello della rappresentanza, della valorizzazione delle esperienze e della costruzione di un’agenda comune. Tra gli impegni emersi vi sono la raccolta e la condivisione delle ulteriori domande rivolte al Ministero, il proseguimento delle attività formative a distanza e la proposta di dare visibilità pubblica ai progetti realizzati, anche attraverso occasioni nazionali come Più libri più liberi, dove sarebbe importante poter mostrare in modo chiaro e convincente ciò che i sistemi bibliotecari italiani sanno fare.
Il valore più profondo dell’incontro, in definitiva, è stato forse proprio questo: aver mostrato che esiste uno spazio possibile di confronto serio tra istituzioni e sistemi bibliotecari, e che questo spazio può produrre insieme chiarimenti operativi, miglioramenti futuri e una maggiore consapevolezza politica. Rete delle Reti continuerà a lavorare in questa direzione, perché oggi più che mai i sistemi bibliotecari italiani hanno bisogno non solo di bandi, ma di visione, di ascolto e di un luogo nazionale che aiuti a trasformare le singole esperienze in una forza comune.