Le biblioteche comunali e le biblioteche di pubblica lettura hanno bisogno di una visione ampia a livello nazionale ed europeo e di un maggiore riconoscimento del ruolo dei sistemi bibliotecari, se vogliono assolvere con dedizione al loro compito nella società di oggi.
Giuseppe De Righi | Presidente di Rete delle Reti
Nei giorni 20-22 aprile ho partecipato alla Conferenza annuale di EBLIDA – l’associazione europea delle biblioteche – tenutasi nella città di Praga, nella mia qualità di presidente della Rete delle Reti, associazione italiana dei sistemi bibliotecari. Un’esperienza significativa, che apre scenari davvero innovativi e permette di instaurare nuove ed originali relazioni di alto livello.
Ma partiamo da noi.
Quando pensiamo alle biblioteche la nostra mente fa subito sinapsi con ambienti paludati, ricolmi di libri, di cui vediamo solo i dorsi: le immaginiamo come luoghi di conservazione del sapere e come luoghi dove si conservano libri. Questa immagine sopravvive ancora in molti di noi. Essa in effetti è la risultante di un percorso secolare, che ha visto le biblioteche assumere il ruolo di luoghi esclusivi di conservazione del grandioso patrimonio librario, una funzione che ancora oggi mantiene un’importanza di primo ordine.
Poi però venne la diffusione della cultura, la diffusione del libro come strumento ordinario di accesso alla cultura, la democrazia e la partecipazione dei cittadini, che presuppongono uguali possibilità di accesso di tutti agli strumenti di apprendimento, di ammissione ai contesti giusti, di realizzazione di uguali opportunità per tutti.
Sono nate così le biblioteche comunali e le biblioteche di pubblica lettura, che hanno offerto ai cittadini non solo libri, ma anche la consulenza giusta per l’accesso alla lettura, la disponibilità di spazi per leggere e studiare, ma anche confrontare idee, l’opportunità di disporre di ambienti culturali fecondi per coltivare gruppi di lettura o gruppi di scrittura. Questo modello ha conquistato sempre maggiori spazi, ha realizzato una rete diffusa di presidi bibliotecari, che attraggono cittadini e utenti, ha costituito una base emulativa che ha condotto moltissime comunità locali e moltissimi comuni a promuovere la “biblioteca”, luogo di lettura, luogo di incontro, luogo di promozione del dialogo e della democrazia, luogo di attenzione alla cultura. Non è stato un percorso facile e, soprattutto, non è stato un percorso omogeneo sul territorio: abbiamo realtà locali di grandissima qualità e realtà ancora del tutto prive del presidio minimo della biblioteca locale.
All’interno di questo percorso alcune realtà territoriali hanno cominciato a sperimentare forme sempre più significative di cooperazione per offrire ai cittadini i servizi migliori con costi ragionevoli: cominciano a nascere così, negli anni Novanta del secolo scorso, i sistemi bibliotecari, modelli istituzionali ed organizzativi che riescono a soddisfare le esigenze sempre più sofisticate dell’utenza con costi ragionevoli, mettendo in rete beni e servizi.
Sebbene l’idea contemporanea di biblioteca non rappresenti certo una novità, ma sia ormai consolidata tra gli addetti ai lavori e gli amministratori più lungimiranti, non si riscontra lo stesso riconoscimento per i sistemi bibliotecari. Eppure, in un contesto fragile e povero di risorse come quello italiano, tali sistemi rappresentano la piattaforma organizzativa imprescindibile per permettere alle biblioteche locali di affermarsi — come auspicato dal Manifesto IFLA/UNESCO 2022 — un faro e un vero punto di riferimento per le comunità e i territori di riferimento.
Per rappresentare questa complessa realtà è nata così l’associazione Rete delle Reti, che intende dare voce a livello nazionale all’articolato mondo dei sistemi bibliotecari, che sovrintendono per la quasi totalità al funzionamento delle biblioteche comunali e delle biblioteche di pubblica lettura. Dare voce a livello nazionale vuol dire assumere iniziative per stimolare le riflessioni dei decisori della politica culturale su questo importante settore, proporre iniziative per migliorare i servizi delle biblioteche comunali, che ora dipendono solo dalla legislazione regionale, senza alcun riferimento a modelli operativi, a forme organizzative, a strumenti operativi, a livelli di qualità e a modalità di finanziamento di livello nazionale.
Questo è un grave handicap per l’intero sistema, cui intendiamo concorrere a mettere riparo stimolando l’attenzione nazionale, perché condanna le biblioteche comunali ad un nanismo permanente in termini qualitativi e quantitativi, mentre ormai a livello europeo il sistema nel suo complesso marcia a livelli davvero sorprendenti.
Partecipando ad Eblida, Rete delle Reti desidera far irrompere nel nostro scenario nazionale una visione più moderna, più aperta, più solidale, più europea del mondo delle biblioteche comunali, costruendo relazioni e partnership di cui potranno giovarsi i soci, ma anche le tante realtà diffuse sul territorio, che hanno bisogno di essere richiamate a prestare maggiore attenzione alla qualità del lavoro che viene messo in campo.
Intendiamo perciò preparare un programma di attività che veda i nostri sistemi bibliotecari interconnessi con le iniziative di livello europeo, anche mediante partnership operative per la realizzazione di specifici progetti, come si può leggere diffusamente anche in Praga, cuore dell’Europa bibliotecaria, articolo che racconta la due giorni praghese con Eblida evidenziandone contenuti e protagonisti.