25/02/2026
Può la cucina diventare un linguaggio comune per rileggere un territorio, riconoscerne le radici e immaginarne il futuro? Può la biblioteca pubblica essere il luogo dove questo dialogo prende forma e diventa un percorso concreto per il territorio?
Di Stefania Guadagnoli – Segretaria Generale Fondazione per la Cultura Castelli Romani
e di Giacomo Tortorici – Direttore Consorzio Sistema Castelli Romani
Da queste domande, e dalla convinzione che il futuro possa nascere “impastando” idee, ascolto e visioni condivise, prende forma Cooking the Future, l’iniziativa sperimentale ideata dal Consorzio Sistema Castelli Romani insieme alla Fondazione per la Cultura Castelli Romani e rivolta ai giovani ristoratori del territorio.
La cucina diventa una chiave per rileggere i Castelli Romani, il territorio, ritrovare un’identità profonda e trasformarla in direzioni nuove, dove le visioni si chiariscono e il futuro si costruisce insieme, mattone dopo mattone, anzi mattoncino dopo mattoncino. Perché sarà proprio una facilitazione che utilizza il metodo LEGO® Serious Play® a guidare il percorso: un incontro di scambio e progettazione collettiva, con un approccio pratico che, attraverso il costruire, smontare e ricostruire, aiuta i partecipanti a rendere visibili idee, priorità e possibili strategie, fino a comporre una visione condivisa.
Ma il passaggio più potente è un altro, quello che al centro pone una visione nuova della biblioteca pubblica, dove questa diventa una “cucina aperta”, un luogo dove ingredienti diversi, dalla ristorazione all’impresa, dalla conoscenza alla cultura, si ritrovano sullo stesso piano e lavorano insieme.
Qui le idee si preparano con calma, si assaggiano, si aggiustano strada facendo; le intuizioni diventano ricette condivise e le visioni prendono consistenza, passo dopo passo, fino a trasformarsi in qualcosa di praticabile per il territorio. Ed è qui che le biblioteche tornano a fare ciò che sanno fare meglio: creare le condizioni perché una comunità si incontri, si ascolti e lavori su ciò che la tiene insieme. Non solo luoghi di conservazione e promozione culturale, quindi, ma spazi pubblici dove competenze diverse possono mettersi alla prova e tradurre intuizioni in ipotesi di lavoro.
L’identità territoriale, in questa prospettiva, smette di essere una cartolina e diventa un processo condiviso fatto di domande, confronti, scelte piccole ma coerenti. Con Cooking the Future la cucina diventa un linguaggio comune per tenere insieme memoria e innovazione, con un lavoro paziente fatto di ascolto prima ancora che di proposta, di piccoli gesti messi nel posto giusto che, sommati, possono cambiare il “sapore” complessivo di un territorio. Quando questo accade il territorio non si limita a raccontarsi meglio, comincia a riconoscersi davvero e a immaginare il proprio futuro con strumenti concreti e alleanze nuove.
La risposta alle due domande iniziali, dunque, non può che essere sì: la cucina può diventare un linguaggio comune e la biblioteca pubblica il luogo del dialogo che prende forma. Sempre che questa, la biblioteca, crei le condizioni perché nasca questo linguaggio comune, che si tratti del tema della cucina o di qualunque altro che parli alla comunità, e sempre che dal dialogo si avvii poi un percorso concreto per il territorio.