A volte un bando arriva come una semplice scadenza da segnare in agenda. Poi, guardandolo meglio, si scopre che può diventare qualcos’altro: un’occasione per dare forma, continuità e nuove risorse a ciò che le biblioteche già costruiscono ogni giorno nei territori.
a cura di Stefania Guadagnoli (Fondazione per la Cultura Castelli Romani)
Perché i bandi non servono solo a “trovare fondi”, ma possono essere occasioni per leggere le trasformazioni che attraversano le nostre comunità — transizione digitale, inclusione sociale, partecipazione, coesione, educazione permanente — e per tradurle in progetti concreti. Le biblioteche non partono da zero, sono già luoghi di incontro, orientamento, accesso alla conoscenza, fiducia e prossimità. Si tratta allora di riconoscere, dentro le opportunità di finanziamento, uno spazio per dare metodo, alleanze e futuro a ciò che molte reti bibliotecarie stanno già facendo.
In questo quadro meritano attenzione due bandi del programma europeo CERV – Citizens, Equality, Rights and Values. Non sono bandi pensati specificamente per le biblioteche, ma parlano molto alla loro funzione più profonda: essere infrastrutture civiche, luoghi accessibili e riconosciuti in cui informazione, partecipazione, inclusione e comunità possono incontrarsi. In un tempo segnato da frammentazione sociale, sfiducia nelle istituzioni e difficoltà di orientarsi tra informazioni complesse, le biblioteche possono infatti offrire spazi pubblici non polarizzati, capaci di costruire confronto e fiducia.
Il primo bando, CERV-2026-CHAR-LITI, sostiene progetti per promuovere la conoscenza e l’applicazione della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, rafforzando la capacità degli attori locali e della società civile di riconoscere, tutelare e rendere effettivi i diritti. La call prevede due priorità: capacity building sulla Carta e promozione di uno spazio civico aperto, sicuro e abilitante. Il budget complessivo è di 26 milioni di euro; l’apertura è prevista per il 20 maggio 2026, con scadenza il 15 settembre 2026 alle ore 17:00 CET.
Il secondo bando, CERV-2026-CITIZENS-TOWN-TT – Town Twinning, è dedicato ai gemellaggi tra città e agli scambi tra cittadini europei, con l’obiettivo di rafforzare comprensione reciproca, appartenenza all’Unione e partecipazione democratica locale. Anche qui emergono temi vicini alle biblioteche: cittadinanza attiva, dialogo interculturale, giovani, media literacy, inclusione, accessibilità e patrimonio culturale. La dotazione è di 6 milioni di euro; l’apertura è prevista per il 6 maggio 2026, con scadenza il 23 settembre 2026 alle ore 17:00 CET.
Scheda bando CERV-2026-CHAR-LITI – Carta dei diritti fondamentali e spazio civico
Che cos’è
Un bando del programma CERV per sostenere progetti che promuovano la conoscenza e l’applicazione della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e che rafforzino uno spazio civico aperto, sicuro e abilitante.
Priorità
Sensibilizzazione e capacity building sulla Carta dei diritti fondamentali.
Promozione di uno spazio civico favorevole, con azioni di monitoraggio, protezione e resilienza delle organizzazioni della società civile.
Chi può partecipare
Il coordinatore deve essere un ente privato non profit. I co-applicant possono essere enti pubblici o privati, profit o non profit.
Ambito territoriale
Progetti nazionali o transnazionali. I progetti transnazionali sono particolarmente incoraggiati.
Scadenza
15 settembre 2026, ore 17:00 CET.
Durata
Normalmente tra 12 e 24 mesi.
Contributo minimo
Il contributo richiesto non può essere inferiore a 75.000 euro.
Cosa può fare una biblioteca
Le biblioteche possono rendere vicini e comprensibili temi come i diritti fondamentali, non discriminazione, libertà di espressione, accesso alla giustizia e spazio civico, ospitando incontri, laboratori, percorsi di alfabetizzazione civica e momenti formativi per cittadini, bibliotecari, operatori culturali, associazioni e amministratori locali. Possono inoltre contribuire a creare strumenti semplici e replicabili — guide, schede, bibliografie, kit e materiali accessibili — per orientarsi tra diritti, doveri, servizi e meccanismi di tutela, con un linguaggio aperto, quotidiano e costruito sull’ascolto delle comunità.
Scheda bando CERV-2026-CITIZENS-TOWN-TT – Town Twinning
Che cos’è
Un bando del programma CERV dedicato ai gemellaggi tra città, per promuovere scambi tra cittadini europei, comprensione reciproca, partecipazione democratica e senso di appartenenza all’Unione europea.
Obiettivo
Favorire l’incontro tra cittadini di Paesi diversi, rafforzare il dialogo interculturale, la cittadinanza attiva, la partecipazione democratica locale e la cooperazione tra municipalità europee.
Chi può partecipare
Comuni, municipalità, altri livelli di autorità locali, comitati di gemellaggio o organizzazioni non profit che rappresentano autorità locali. Il progetto deve coinvolgere municipalità di almeno due Paesi eleggibili, di cui almeno uno Stato membro dell’Unione europea.
Partecipanti
Gli eventi devono coinvolgere almeno 50 partecipanti diretti, di cui almeno 25 partecipanti internazionali invitati.
Scadenza
23 settembre 2026, ore 17:00 CET.
Durata
Normalmente tra 6 e 12 mesi.
Contributo
Il budget atteso per progetto è compreso tra 8.455 e 50.745 euro.
Cosa può fare una biblioteca
Le biblioteche possono essere il cuore civico del gemellaggio, trasformando lo scambio tra città in un percorso vivo di confronto tra comunità. Possono ospitare workshop, gruppi di lettura europei, laboratori intergenerazionali, incontri tra giovani, mostre, eventi culturali, attività di media literacy, consultazioni pubbliche e scambi di buone pratiche con biblioteche, Comuni, associazioni e cittadini di altri Paesi. In questa prospettiva, la biblioteca diventa lo spazio in cui i cittadini non si limitano ad “assistere” all’Europa, ma possono incontrarla, leggerla, discuterla e raccontarla, intrecciando dimensione culturale e democratica in un’esperienza concreta, accessibile e radicata nella vita quotidiana delle comunità.
E Rete delle Reti cosa può fare?
Questi bandi confermano una prospettiva sempre più chiara: le biblioteche possono trovare nei programmi europei uno spazio naturale di azione, non come semplici sedi di attività, ma come luoghi in cui cittadinanza, diritti, partecipazione, inclusione e comunità diventano esperienze concrete e radicate nei territori.
In questa direzione Rete delle Reti, attraverso BiblioBando, può svolgere una funzione di facilitazione: segnalare le call più pertinenti, proporne una prima lettura in chiave bibliotecaria, favorire il confronto tra soggetti interessati e far circolare esperienze, domande, contatti e spunti utili.
Non si tratta quindi di sostituirsi ai sistemi nella progettazione, ma di creare le condizioni perché le opportunità siano più leggibili e attivabili. In un contesto europeo, dove partenariati e ruoli vanno costruiti con attenzione, questo primo lavoro di orientamento può aiutare le biblioteche a capire se e come trasformare intuizioni, esperienze e bisogni dei territori in progetti capaci di dialogare con l’Europa.