Rete delle reti, associazione nazionale dei sistemi bibliotecari

Rete delle reti, associazione nazionale dei sistemi bibliotecari Le biblioteche comunali e le biblioteche di pubblica lettura hanno bisogno di una visione ampia a livello nazionale ed europeo e di un maggiore riconoscimento del ruolo dei sistemi bibliotecari, se vogliono assolvere con dedizione al loro compito nella società di oggi. Giuseppe De Righi | Presidente di Rete delle Reti Nei giorni 20-22 aprile ho partecipato alla Conferenza annuale di EBLIDA – l’associazione europea delle biblioteche – tenutasi nella città di Praga, nella mia qualità di presidente della Rete delle Reti, associazione italiana dei sistemi bibliotecari. Un’esperienza significativa, che apre scenari davvero innovativi e permette di instaurare nuove ed originali relazioni di alto livello. Ma partiamo da noi. Quando pensiamo alle biblioteche la nostra mente fa subito sinapsi con ambienti paludati, ricolmi di libri, di cui vediamo solo i dorsi: le immaginiamo come luoghi di conservazione del sapere e come luoghi dove si conservano libri. Questa immagine sopravvive ancora in molti di noi. Essa in effetti è la risultante di un percorso secolare, che ha visto le biblioteche assumere il ruolo di luoghi esclusivi di conservazione del grandioso patrimonio librario, una funzione che ancora oggi mantiene un’importanza di primo ordine. Poi però venne la diffusione della cultura, la diffusione del libro come strumento ordinario di accesso alla cultura, la democrazia e la partecipazione dei cittadini, che presuppongono uguali possibilità di accesso di tutti agli strumenti di apprendimento, di ammissione ai contesti giusti, di realizzazione di uguali opportunità per tutti. Sono nate così le biblioteche comunali e le biblioteche di pubblica lettura, che hanno offerto ai cittadini non solo libri, ma anche la consulenza giusta per l’accesso alla lettura, la disponibilità di spazi per leggere e studiare, ma anche confrontare idee, l’opportunità di disporre di ambienti culturali fecondi per coltivare gruppi di lettura o gruppi di scrittura. Questo modello ha conquistato sempre maggiori spazi, ha realizzato una rete diffusa di presidi bibliotecari, che attraggono cittadini e utenti, ha costituito una base emulativa che ha condotto moltissime comunità locali e moltissimi comuni a promuovere la “biblioteca”, luogo di lettura, luogo di incontro, luogo di promozione del dialogo e della democrazia, luogo di attenzione alla cultura. Non è stato un percorso facile e, soprattutto, non è stato un percorso omogeneo sul territorio: abbiamo realtà locali di grandissima qualità e realtà ancora del tutto prive del presidio minimo della biblioteca locale. All’interno di questo percorso alcune realtà territoriali hanno cominciato a sperimentare forme sempre più significative di cooperazione per offrire ai cittadini i servizi migliori con costi ragionevoli: cominciano a nascere così, negli anni Novanta del secolo scorso, i sistemi bibliotecari, modelli istituzionali ed organizzativi che riescono a soddisfare le esigenze sempre più sofisticate dell’utenza con costi ragionevoli, mettendo in rete beni e servizi. Sebbene l’idea contemporanea di biblioteca non rappresenti certo una novità, ma sia ormai consolidata tra gli addetti ai lavori e gli amministratori più lungimiranti, non si riscontra lo stesso riconoscimento per i sistemi bibliotecari. Eppure, in un contesto fragile e povero di risorse come quello italiano, tali sistemi rappresentano la piattaforma organizzativa imprescindibile per permettere alle biblioteche locali di affermarsi — come auspicato dal Manifesto IFLA/UNESCO 2022 — un faro e un vero punto di riferimento per le comunità e i territori di riferimento. Per rappresentare questa complessa realtà è nata così l’associazione Rete delle Reti, che intende dare voce a livello nazionale all’articolato mondo dei sistemi bibliotecari, che sovrintendono per la quasi totalità al funzionamento delle biblioteche comunali e delle biblioteche di pubblica lettura. Dare voce a livello nazionale vuol dire assumere iniziative per stimolare le riflessioni dei decisori della politica culturale su questo importante settore, proporre iniziative per migliorare i servizi delle biblioteche comunali, che ora dipendono solo dalla legislazione regionale, senza alcun riferimento a modelli operativi, a forme organizzative, a strumenti operativi, a livelli di qualità e a modalità di finanziamento di livello nazionale. Questo è un grave handicap per l’intero sistema, cui intendiamo concorrere a mettere riparo stimolando l’attenzione nazionale, perché condanna le biblioteche comunali ad un nanismo permanente in termini qualitativi e quantitativi, mentre ormai a livello europeo il sistema nel suo complesso marcia a livelli davvero sorprendenti. Partecipando ad Eblida, Rete delle Reti desidera far irrompere nel nostro scenario nazionale una visione più moderna, più aperta, più solidale, più europea del mondo delle biblioteche comunali, costruendo relazioni e partnership di cui potranno giovarsi i soci, ma anche le tante realtà diffuse sul territorio, che hanno bisogno di essere richiamate a prestare maggiore attenzione alla qualità del lavoro che viene messo in campo. Intendiamo perciò preparare un programma di attività che veda i nostri sistemi bibliotecari interconnessi con le iniziative di livello europeo, anche mediante partnership operative per la realizzazione di specifici progetti, come si può leggere diffusamente anche in Praga, cuore dell’Europa bibliotecaria, articolo che racconta la due giorni praghese con Eblida evidenziandone contenuti e protagonisti.
Verso le biblioteche partecipative: un laboratorio aperto al Convegno delle Stelline

Verso le biblioteche partecipative: un laboratorio aperto al Convegno delle Stelline Continua l’impegno di Rete delle Reti nella formazione destinata a sviluppare biblioteche partecipative, a partire dalle competenze necessarie per comprendere le comunità, collaborare con esse e migliorare l’impatto dei servizi. Appuntamento il 26 maggio a Milano con il coordinamento di Anna Maria Tammaro. di Antonella Lamberti | IFLA Section Libraries for Children and Young Adults L’idea è quella di costruire proposte solide, basate su metodi qualitativi e pratiche di coinvolgimento che nascano direttamente dai bisogni reali espressi dai territori. Per confrontarsi su queste prospettive, l’appuntamento è a Milano, martedì 26 maggio 2026, dalle ore 17.00 alle ore 18.00 presso la Sala Santarsiero, nell’ambito del Convegno delle Stelline. L’incontro si configurerà come un vero e proprio spazio di confronto attivo. L’obiettivo è mettere a fuoco insieme le competenze chiave per i servizi partecipativi, il ruolo del codesign nelle pratiche quotidiane, gli ostacoli principali alla formazione del personale e l’equilibrio tra le necessità locali e gli indirizzi di sviluppo professionale. Sarà l’occasione ideale per verificare l’interesse diffuso e capire come dare continuità a questa sperimentazione, valorizzando le esperienze già maturate all’interno delle reti. A guidare i lavori sarà Anna Maria Tammaro, punto di riferimento per l’elaborazione professionale sulla biblioteca di comunità. Il percorso inizierà in realtà prima di trovarsi in sala: ai partecipanti verrà infatti inviato un Padlet, una bacheca digitale collaborativa dove raccogliere in anticipo idee, domande ed esperienze. Questo strumento permetterà di arrivare al laboratorio con alcuni spunti già visibili a tutti, sperimentando da subito quel metodo aperto e partecipativo che si vuole promuovere. L’invito è rivolto in particolare a chi, all’interno delle reti, si occupa in prima linea di relazioni con l’utenza e sviluppo dei servizi. Per garantire una reale dinamica laboratoriale, i posti sono limitati a 25 partecipanti. Le richieste di adesione, complete di nominativo e di una sintetica motivazione, dovranno pervenire entro il 24 maggio 2026 scrivendo all’indirizzo info@retedellereti.org.
Praga, cuore dell’Europa bibliotecaria

Praga, cuore dell’Europa bibliotecaria Rete delle Reti alla 34ª Conferenza EBLIDA: sostenibilità, advocacy e nuove alleanze europee. di Giuseppe De Righi | Presidente di Rete delle Reti e Antonella Lamberti | IFLA Section Libraries for Children and Young Adults Le biblioteche comunali e le biblioteche di pubblica lettura hanno bisogno di una visione ampia a livello nazionale ed europeo se vogliono assolvere con dedizione al loro compito nella società di oggi. Con questa consapevolezza, nei giorni dal 20 al 22 aprile, una delegazione di Rete delle Reti ha partecipato alla 34ª Conferenza annuale di EBLIDA — l’associazione europea che rappresenta biblioteche e istituzioni documentarie del continente — ospitata nella “Praga magica”, precisamente nella cornice della Biblioteca Municipale della città. Il tema della conferenza — Sense and Sustainability. From goals to action: Libraries as partners for sustainability — ne ha attraversato ogni momento, dai lavori plenari agli scambi informali. La sostenibilità è stata declinata in senso ampio: ambientale, sociale, educativa. Persino i badge dei partecipanti erano in carta impastata di semi — da piantare al ritorno — e tutte le stoviglie erano compostabili: un messaggio di coerenza che non trascurava alcun dettaglio. A fare da simbolo silenzioso all’intera conferenza, la celebre installazione Idiom di Matej Krén: una torre di libri che dall’esterno ha una base e un tetto, ma che affacciandosi al suo interno appare infinita per un gioco di specchi. Come le biblioteche, dunque: non contenitori finiti di carta, ma infrastrutture capaci di aprire orizzonti illimitati. Il riposizionamento internazionale di Rete delle Reti La presenza di Rete delle Reti a Praga non è stata solo una partecipazione a un convegno: è stata un’operazione di riposizionamento strategico. RdR si è distinta come presenza istituzionale di rilievo, capace di presidiare le sessioni ufficiali e i fondamentali momenti informali di networking. Il segnale più significativo è venuto dall’accoglienza dei vertici dell’organizzazione. Erna Winter, Presidente EBLIDA, e Andrew Cranfield, Direttore, hanno espresso apprezzamento formale per la nostra partecipazione e offerto la loro disponibilità a prendere parte a future iniziative di RdR. Un’apertura concreta, che intendiamo consolidare nei prossimi mesi. Di grande valore anche l’incontro con Ilona Kish, Direttrice di PL2030, che lavora per garantire riconoscimento politico alle biblioteche presso le istituzioni dell’Unione Europea. Kish ha offerto la disponibilità a organizzare incontri tra bibliotecari italiani e membri del Parlamento Europeo — un canale che potrebbe portare le istanze di RdR direttamente nel dibattito legislativo europeo. Da segnalare inoltre il pieno sostegno di Liù Palmieri, componente italiana dell’Executive Committee di EBLIDA, che ha confermato apertura e disponibilità a fare da tramite per i contatti con il board, e di Guillaume Gast , anche lui dell’Executive Committee, che ha espresso interesse per la nostra presenza e offerto il suo supporto per futuri contatti. Biblioteche come infrastruttura sociale: i temi al centro Tomáš Řehák, Direttore della Biblioteca Comunale di Praga, ha aperto i lavori della conferenza con un’affermazione netta: la sostenibilità non è un’opzione ecologista, ma una necessità di sopravvivenza sociale. In un panorama europeo spesso segnato da risorse ridotte, le biblioteche non devono essere strutture “eventuali” ma urgenti: spazi dove la democrazia e l’apprendimento permanente prendono forma concreta. Uno dei momenti di maggiore intensità è stato l’intervento dell’attivista per i diritti umani Lukáš Houdek, che ha collocato le biblioteche in una posizione chiara: luoghi della parola e del racconto, presidi che contrastano l’isolamento attraverso l’informazione e la testimonianza. Non solo memorie del passato, ma spazi di riconoscimento di tutte le storie, spazi di apertura, accoglienza, accessibilità. Reti, dati e advocacy: gli strumenti del cambiamento Il Forum ELAN, moderato da Ton Van Vlimmeren (Former-President di EBLIDA), ha affrontato la complessità strutturale delle reti europee. Il messaggio centrale è stato chiaro: le reti non sostituiscono le organizzazioni formali, ma le completano, essendo strumenti agili per risolvere problemi operativi e attivare collaborazioni rapide. Il vero valore si genera spesso nell’informale — nella fiducia personale, negli scambi “dietro le quinte” che permettono di risolvere problemi complessi con agilità. L’intervento di OCLC ha fornito poi una base quantitativa fondamentale: la condivisione delle risorse genera risparmi stimati in oltre 85 milioni di euro all’anno a livello globale e riduce drasticamente l’impronta ecologica della logistica libraria. I dati dell’indagine condotta su oltre 1.700 professionisti in tutto il mondo confermano le biblioteche come “pilastro dell’accesso equo all’istruzione”, con il primato dell’SDG 4 (Istruzione di qualità). Numeri che non sono solo statistiche, ma argomenti concreti per dialogare con i decisori politici. Su questo fronte si inserisce anche Sentobib, presentata da Francis De Bonnaire: un sistema di monitoraggio su larga scala che non si limita a contare prestiti e ingressi, ma misura l’impatto qualitativo delle biblioteche sulla vita dei cittadini, con un sondaggio standardizzato già testato in Belgio, Germania e Olanda. Sentobib è stata descritta come la “cassetta degli attrezzi” per un’advocacy moderna: oggi non basta affermare che le biblioteche sono utili, bisogna dimostrarlo con dati strutturati. Il quadro europeo: un paradosso e una svolta La conferenza ha dedicato ampio spazio al gruppo OMC (Open Method of Coordination), il cui lavoro ha messo a fuoco un paradosso critico: mentre le biblioteche si sono trasformate radicalmente — diventando luoghi accoglienti, centri di aggregazione per le giovani generazioni, hub dove crescono le comunità — la classe politica non ha ancora pienamente recepito questo cambiamento. I numeri parlano da soli: oltre 67.000 biblioteche pubbliche in Europa, 170.000 professionisti, più di 750 milioni di visite annuali e 75 milioni di utenti registrati. Eppure le biblioteche faticano a ottenere riconoscimento e risorse adeguate. “Bisognerebbe dire e far capire ai politici cosa è cambiato nelle biblioteche dall’ultima volta che vi hanno messo piede”: la battuta, pronunciata durante i lavori, ha colpito per la sua precisione. Il gruppo OMC ha identificato i pilastri comuni dell’identità bibliotecaria europea — istituzioni di fiducia, hub di comunità, presidi di equità sociale — e ha inviato agli Stati membri raccomandazioni chiare: riconoscere le biblioteche come servizi essenziali con accesso libero e gratuito, dotarle di un quadro legale robusto, di finanziamenti sostenibili, di personale qualificato e di maturità
Puglia, una rete in cammino: cronaca e prospettive del Polo PUG verso il 2026

Puglia, una rete in cammino: cronaca e prospettive del Polo PUG verso il 2026 Continua il processo di rafforzamento della cooperazione bibliotecaria in Puglia, un connubio ideale tra visioni al passo con i tempi e investimenti rilevanti. Gabriella Berardi | Coordinatrice del Sistema regionale dei servizi bibliotecari Polo PUG Quest’anno l’Assemblea generale territoriale del Sistema dei servizi bibliotecari pugliesi – Polo PUG si è tenuta in un luogo speciale: “la Rossani”, la nuovissima biblioteca del capoluogo regionale destinata a diventare punto di riferimento dell’intera rete. Il processo che ha portato alla costituzione di un sistema che ad oggi conta 303 biblioteche, ponendosi come uno dei Poli SBN più grandi d’Italia, è relativamente recente. Parte infatti dal 2016, anno in cui la Regione Puglia, a seguito della cosiddetta legge Delrio, ha trasferito a sé le funzioni in materia di beni culturali precedentemente in capo alle Province. Questo ha significato per la Regione diventare gestore della Biblioteca di Foggia la Magna Capitana, della Nicola Bernardini di Lecce e della Biblioteca provinciale di Brindisi, ognuna centro rete dei rispettivi Poli SBN territoriali. Unendo gestione a capacità di visione, è nato il progetto di unificazione di questi tre Poli SBN, cui si sono uniti nel tempo il Polo BAT e quello di Taranto. Questo processo, sostenuto da un importante investimento economico, è rientrato in una strategia di sostegno e rilancio delle biblioteche pugliesi, che ha visto nell’Avviso pubblico Smart-In Community Library, a valere su fondi POR 2014/2020, il suo momento centrale, con un investimento complessivo di centoventi milioni di euro per 128 biblioteche di comunità in tutta la Puglia. Insieme agli organi di indirizzo politico, Presidente del Sistema e Assemblee generali territoriali, la governance prevede un Ufficio di coordinamento composto soprattutto da tecnici bibliotecari. Questo ha consentito un confronto proficuo tra esigenze politico-amministrative e tecnico-biblioteconomiche, che hanno portato, tra le altre cose, alla creazione e alla gestione condivisa di un unico portale denominato Biblioteche di Puglia, alla creazione di un’unica banca dati di tutti gli iscritti, al potenziamento del prestito intersistemico gratuito, che tra il 2023 e il 2025 è triplicato, a fronte di una progressiva diminuzione del prestito interbibliotecario. Qualche numero tra quelli presentati nel corso dell’Assemblea può aiutare a capire meglio l’ordine di grandezza del Polo PUG: 3.403.617 documenti, 239.908 iscritti, 351.908 movimenti tra prestiti di ogni tipologia, prenotazioni, rinnovi sia in presenza che tramite portale o app di sistema, segno di una progressiva diffusione dei servizi digitali, e ancora oltre 3.300 richieste evase di assistenza amministrativa e biblioteconomica via e-mail e oltre 1.100 via telefono o WhatsApp. Tra le attività del 2025 portate all’attenzione dell’Assemblea anche la formazione a favore degli operatori del Sistema, svolta gratuitamente da bibliotecari esperti, che nell’ultimo anno si è concentrata in particolar modo sui bibliotecari della Rete delle Biblioteche scolastiche (RBS) pugliesi, con cui il Polo PUG ha sottoscritto un protocollo d’intesa. I lavori dell’Ufficio di coordinamento sono coadiuvati da una serie di gruppi di lavoro. Quello sulle biblioteche e i servizi per ragazzi ha portato avanti il progetto Mamma Lingua, per il quale la Regione ha provveduto all’acquisto di una valigia per ogni provincia, e Nati per leggere. Accanto a queste due iniziative nazionali, sta assumendo crescente importanza il Premio di letteratura per ragazzi e ragazze la Magna Capitana, giunto quest’anno alla quinta edizione. Oltre 140 le opere candidate da autori e editori nazionali, giudicati inizialmente da una giuria di esperti composta da bibliotecari, studiosi e librai specializzati in letteratura per l’infanzia, che individuano i finalisti che vengono poi letti da 200 classi di studenti delle scuole primarie e secondarie di primo grado pugliesi, che decretano i vincitori, per incontrarli in una festa finale che collega il Tavoliere con il Salento. Il Gruppo di lavoro sulla catalogazione ha elaborato e pubblicato sul portale Biblioteche di Puglia un documento con indicazioni pratiche sulla Catalogazione in SBN, cui faranno seguito uno sullo scarto e la revisione inventariale, e uno sulle collocazioni. Il Gruppo di lavoro sulla comunicazione si è concentrato soprattutto sul portale, e sullo sforzo di costruire un’identità riconoscibile, un senso di appartenenza al Sistema, regole comuni e coerenti, che hanno consentito di amplificare progetti trasversali a tutta la rete. Tra questi citiamo un intervento artistico di Daniele Papuli, una installazione site-specific a Boncore di Nardò, nel Campo dei Giganti. Questo è il titolo che nel 2022 l’artista Ulderico Tramacere ha dato ad un suo intervento di Land Art che, dipingendo di bianco ulivi secolari colpiti dalla Xylella, ha inteso dare loro nuova vita. E sempre qui Papuli, con il suo progetto Cartomastodonte, ha collocato 35 mila volumi delle biblioteche pugliesi destinati al macero, facendoli entrare in dialogo con la terra, humus fecondo che continua a far vivere libri, parole e natura. Il 2025 è stato caratterizzato anche dall’approvazione e dalla sottoscrizione di una convenzione tra Regione Puglia e biblioteche degli istituti carcerari di Foggia, Brindisi e Lecce, cui si aggiunge quella sottoscritta dal Comune di Taranto. La convenzione ha recepito il protocollo d’intesa siglato dal Dipartimento Amministrazione Penitenziaria (DAP), la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, l’Associazione Italiana Biblioteche (AIB) e l’Associazione Nazionale Comuni d’Italia (ANCI), e ha come primo obiettivo l’organizzazione e la gestione delle biblioteche carcerarie. Annunciata anche l’adesione dell’intero Sistema alle Rete delle reti, individuata come network di confronto e collaborazione con altri sistemi bibliotecari a livello nazionale. L’Assemblea annuale è stata anche il momento per individuare criticità e delineare soluzioni. Permane quello che è un problema endemico delle biblioteche a livello nazionale, la gestione, o meglio la professionalità degli operatori che si trovano a gestire e ad operare nelle biblioteche. A fronte di un dato regionale che vede l’impiego esclusivo di volontari nel 16% delle strutture, non è possibile non evidenziare le disparità territoriali che portano questo valore al 39% e al 31% nelle province di Foggia e Taranto, e al 7% nel leccese. Così come permane un elevato tasso di inutilizzo del software gestionale (39%) sia per le procedure di back office che di front office, chiaro indice
Un confronto utile, aperto, necessario: i sistemi bibliotecari italiani davanti al bando MIC 2026

Un confronto utile, aperto, necessario: i sistemi bibliotecari italiani davanti al bando MIC 2026 Chiarezza sulle nuove regole operative, desiderio di superare le criticità burocratiche, condivisione di buone pratiche e necessità di una visione comune sono alcuni tra contenuti emersi dell’appuntamento dello scorso 16 aprile. di Gianni Stefanini | Direttore di Rete delle Reti L’incontro online promosso da Rete delle Reti il 16 aprile scorso, dedicato al bando del Ministero della Cultura per la Promozione della lettura 2026, ha rappresentato molto più di un semplice appuntamento informativo. È stato, al tempo stesso, un momento di servizio rivolto ai sistemi bibliotecari italiani, un’occasione di confronto diretto con il Ministero e un passaggio importante per mettere a fuoco alcune questioni di fondo riguardanti il presente e il futuro della cooperazione bibliotecaria nel nostro Paese. Abbiamo voluto che questo incontro fosse aperto a tutti i sistemi bibliotecari italiani, indipendentemente dalla loro adesione all’associazione, perché riteniamo che su temi di questo tipo Rete delle Reti debba svolgere fino in fondo la propria funzione nazionale: mettere in relazione, far circolare informazioni utili, creare occasioni di dialogo e contribuire a far crescere una consapevolezza comune. Il bando MIC è infatti, ad oggi, uno dei pochissimi strumenti nazionali esplicitamente rivolti ai sistemi bibliotecari, e proprio per questo merita attenzione, approfondimento e anche una riflessione più ampia sul suo significato e sui suoi limiti. La presenza della dottoressa Silvia Bruno, funzionaria della Direzione Generale Biblioteche e Istituti Culturali del Ministero, ha dato all’incontro un particolare valore. Il confronto è stato franco, concreto, molto utile. La dott.ssa Bruno ha illustrato l’impianto del bando, ne ha ricordato la base normativa e ha chiarito alcune novità dell’edizione 2026: l’obbligo di indicare in modo più preciso le biblioteche attivamente coinvolte nei progetti, la possibilità di concentrare parte delle risorse anche su una singola biblioteca del sistema, purché ciò sia dichiarato in candidatura, e la facoltà di avviare le attività già dal 1° maggio, subito dopo la chiusura del bando. Sono elementi che, pur nella continuità dello strumento, introducono aspetti operativi importanti e chiedono ai sistemi una maggiore attenzione nella costruzione delle proposte. Molto apprezzata è stata anche la disponibilità mostrata dal Ministero sul terreno dell’accompagnamento ai candidati. Nel corso dell’incontro è stato ribadito con chiarezza che il bando e le linee guida vanno considerati come il riferimento essenziale per costruire una candidatura solida, coerente con i criteri di valutazione previsti, ma è stata anche confermata la disponibilità della Direzione a rispondere a dubbi e richieste di chiarimento sia nella fase di presentazione della domanda sia in quella di rendicontazione. Non è un aspetto secondario: in un quadro spesso percepito come complesso e appesantito da vincoli tecnici, il fatto che il Ministero si mostri aperto al confronto rappresenta un segnale importante. L’incontro, però, non si è limitato all’illustrazione delle regole. Una parte significativa del confronto ha riguardato infatti i problemi concreti incontrati dai sistemi nella partecipazione al bando. Sono emerse questioni molto pratiche, ma decisive: la possibilità di ripresentare progettualità già sviluppate in anni precedenti; la non ammissibilità di attività avviate prima del 1° maggio; l’esclusione delle spese di impiantistica; il tema, particolarmente sentito, della descrizione del ruolo attivo delle singole biblioteche quando il progetto riguarda reti molto ampie o azioni fortemente centralizzate. In questo quadro, una criticità trasversale segnalata da più partecipanti riguarda la piattaforma di candidatura, in particolare l’insufficienza degli spazi disponibili per descrivere in modo adeguato progetti complessi e articolati. Su questo punto la dottoressa Bruno si è impegnata a portare la proposta di ampliamento all’attenzione della Direzione in vista dell’edizione 2027. Accanto alla dimensione tecnica, è emersa con forza anche una questione di carattere più generale, che Rete delle Reti considera centrale. Il bando MIC è uno strumento prezioso, ma le risorse attualmente disponibili restano troppo limitate rispetto alle esigenze reali dei sistemi bibliotecari italiani. Lo stanziamento complessivo, oggi pari a un milione di euro, determina contributi medi spesso troppo contenuti per produrre effetti strutturali o duraturi. In molti casi, i finanziamenti consentono di sostenere attività utili e qualificanti, ma non bastano a consolidare processi di sviluppo, innovazione organizzativa o rafforzamento stabile dei servizi. Per questo, nel corso dell’incontro, abbiamo rilanciato un invito chiaro ai sistemi: affiancare alla partecipazione tecnica al bando anche un’iniziativa politica coordinata, capace di chiedere con maggiore forza un salto di scala nelle risorse disponibili. L’obiettivo indicato è ambizioso ma realistico: portare il fondo da uno a dieci milioni di euro. Molto ricca è stata anche la parte finale dell’incontro, dedicata alla condivisione di esperienze e buone pratiche. I contributi portati da diversi sistemi hanno mostrato, ancora una volta, quanto il lavoro delle reti bibliotecarie italiane sia vivo, creativo e radicato nei territori. Il Consorzio Sistema Castelli Romani ha raccontato due annualità di progetti costruiti attorno ai temi dell’accessibilità e dell’inclusione, con azioni dedicate alla comunicazione aumentativa alternativa e ai libri tattili. Il Sistema Bibliotecario Lametino ha illustrato un’esperienza centrata sul Bibliobus e sul coinvolgimento degli attori del Patto per la lettura. CuBi ha ricordato come, in passato, il bando abbia sostenuto anche processi di innovazione strategica e riorganizzazione, come il percorso di fusione tra sistemi bibliotecari. La Biblioteca Malatestiana di Cesena ha mostrato la connessione tra il bando MIC, i Patti per la lettura e una più ampia progettualità europea e territoriale. Sono testimonianze diverse tra loro, ma accomunate da un dato: quando i sistemi sono messi nelle condizioni di lavorare bene, sanno costruire progetti di qualità, fare rete, generare valore pubblico. Anche per questo l’incontro del 16 aprile non deve essere considerato un episodio isolato. Esso si inserisce in una linea di lavoro che Rete delle Reti intende rafforzare: accompagnare i sistemi non solo sul piano informativo, ma anche su quello della rappresentanza, della valorizzazione delle esperienze e della costruzione di un’agenda comune. Tra gli impegni emersi vi sono la raccolta e la condivisione delle ulteriori domande rivolte al Ministero, il proseguimento delle attività formative a distanza e la proposta di dare visibilità pubblica ai progetti realizzati, anche attraverso occasioni nazionali come
I bandi: non solo una scadenza ma un’opportunità

I bandi: non solo una scadenza ma un’opportunità A volte un bando arriva come una semplice scadenza da segnare in agenda. Poi, guardandolo meglio, si scopre che può diventare qualcos’altro: un’occasione per dare forma, continuità e nuove risorse a ciò che le biblioteche già costruiscono ogni giorno nei territori. a cura di Stefania Guadagnoli (Fondazione per la Cultura Castelli Romani) Perché i bandi non servono solo a “trovare fondi”, ma possono essere occasioni per leggere le trasformazioni che attraversano le nostre comunità — transizione digitale, inclusione sociale, partecipazione, coesione, educazione permanente — e per tradurle in progetti concreti. Le biblioteche non partono da zero, sono già luoghi di incontro, orientamento, accesso alla conoscenza, fiducia e prossimità. Si tratta allora di riconoscere, dentro le opportunità di finanziamento, uno spazio per dare metodo, alleanze e futuro a ciò che molte reti bibliotecarie stanno già facendo. In questo quadro meritano attenzione due bandi del programma europeo CERV – Citizens, Equality, Rights and Values. Non sono bandi pensati specificamente per le biblioteche, ma parlano molto alla loro funzione più profonda: essere infrastrutture civiche, luoghi accessibili e riconosciuti in cui informazione, partecipazione, inclusione e comunità possono incontrarsi. In un tempo segnato da frammentazione sociale, sfiducia nelle istituzioni e difficoltà di orientarsi tra informazioni complesse, le biblioteche possono infatti offrire spazi pubblici non polarizzati, capaci di costruire confronto e fiducia. Il primo bando, CERV-2026-CHAR-LITI, sostiene progetti per promuovere la conoscenza e l’applicazione della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, rafforzando la capacità degli attori locali e della società civile di riconoscere, tutelare e rendere effettivi i diritti. La call prevede due priorità: capacity building sulla Carta e promozione di uno spazio civico aperto, sicuro e abilitante. Il budget complessivo è di 26 milioni di euro; l’apertura è prevista per il 20 maggio 2026, con scadenza il 15 settembre 2026 alle ore 17:00 CET. Il secondo bando, CERV-2026-CITIZENS-TOWN-TT – Town Twinning, è dedicato ai gemellaggi tra città e agli scambi tra cittadini europei, con l’obiettivo di rafforzare comprensione reciproca, appartenenza all’Unione e partecipazione democratica locale. Anche qui emergono temi vicini alle biblioteche: cittadinanza attiva, dialogo interculturale, giovani, media literacy, inclusione, accessibilità e patrimonio culturale. La dotazione è di 6 milioni di euro; l’apertura è prevista per il 6 maggio 2026, con scadenza il 23 settembre 2026 alle ore 17:00 CET. Scheda bando CERV-2026-CHAR-LITI – Carta dei diritti fondamentali e spazio civico Che cos’èUn bando del programma CERV per sostenere progetti che promuovano la conoscenza e l’applicazione della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e che rafforzino uno spazio civico aperto, sicuro e abilitante. PrioritàSensibilizzazione e capacity building sulla Carta dei diritti fondamentali.Promozione di uno spazio civico favorevole, con azioni di monitoraggio, protezione e resilienza delle organizzazioni della società civile. Chi può partecipareIl coordinatore deve essere un ente privato non profit. I co-applicant possono essere enti pubblici o privati, profit o non profit. Ambito territorialeProgetti nazionali o transnazionali. I progetti transnazionali sono particolarmente incoraggiati. Scadenza15 settembre 2026, ore 17:00 CET. DurataNormalmente tra 12 e 24 mesi. Contributo minimoIl contributo richiesto non può essere inferiore a 75.000 euro. Cosa può fare una bibliotecaLe biblioteche possono rendere vicini e comprensibili temi come i diritti fondamentali, non discriminazione, libertà di espressione, accesso alla giustizia e spazio civico, ospitando incontri, laboratori, percorsi di alfabetizzazione civica e momenti formativi per cittadini, bibliotecari, operatori culturali, associazioni e amministratori locali. Possono inoltre contribuire a creare strumenti semplici e replicabili — guide, schede, bibliografie, kit e materiali accessibili — per orientarsi tra diritti, doveri, servizi e meccanismi di tutela, con un linguaggio aperto, quotidiano e costruito sull’ascolto delle comunità. Scheda bando CERV-2026-CITIZENS-TOWN-TT – Town Twinning Che cos’èUn bando del programma CERV dedicato ai gemellaggi tra città, per promuovere scambi tra cittadini europei, comprensione reciproca, partecipazione democratica e senso di appartenenza all’Unione europea. ObiettivoFavorire l’incontro tra cittadini di Paesi diversi, rafforzare il dialogo interculturale, la cittadinanza attiva, la partecipazione democratica locale e la cooperazione tra municipalità europee. Chi può partecipareComuni, municipalità, altri livelli di autorità locali, comitati di gemellaggio o organizzazioni non profit che rappresentano autorità locali. Il progetto deve coinvolgere municipalità di almeno due Paesi eleggibili, di cui almeno uno Stato membro dell’Unione europea. PartecipantiGli eventi devono coinvolgere almeno 50 partecipanti diretti, di cui almeno 25 partecipanti internazionali invitati. Scadenza23 settembre 2026, ore 17:00 CET. DurataNormalmente tra 6 e 12 mesi. ContributoIl budget atteso per progetto è compreso tra 8.455 e 50.745 euro. Cosa può fare una bibliotecaLe biblioteche possono essere il cuore civico del gemellaggio, trasformando lo scambio tra città in un percorso vivo di confronto tra comunità. Possono ospitare workshop, gruppi di lettura europei, laboratori intergenerazionali, incontri tra giovani, mostre, eventi culturali, attività di media literacy, consultazioni pubbliche e scambi di buone pratiche con biblioteche, Comuni, associazioni e cittadini di altri Paesi. In questa prospettiva, la biblioteca diventa lo spazio in cui i cittadini non si limitano ad “assistere” all’Europa, ma possono incontrarla, leggerla, discuterla e raccontarla, intrecciando dimensione culturale e democratica in un’esperienza concreta, accessibile e radicata nella vita quotidiana delle comunità. E Rete delle Reti cosa può fare?Questi bandi confermano una prospettiva sempre più chiara: le biblioteche possono trovare nei programmi europei uno spazio naturale di azione, non come semplici sedi di attività, ma come luoghi in cui cittadinanza, diritti, partecipazione, inclusione e comunità diventano esperienze concrete e radicate nei territori. In questa direzione Rete delle Reti, attraverso BiblioBando, può svolgere una funzione di facilitazione: segnalare le call più pertinenti, proporne una prima lettura in chiave bibliotecaria, favorire il confronto tra soggetti interessati e far circolare esperienze, domande, contatti e spunti utili. Non si tratta quindi di sostituirsi ai sistemi nella progettazione, ma di creare le condizioni perché le opportunità siano più leggibili e attivabili. In un contesto europeo, dove partenariati e ruoli vanno costruiti con attenzione, questo primo lavoro di orientamento può aiutare le biblioteche a capire se e come trasformare intuizioni, esperienze e bisogni dei territori in progetti capaci di dialogare con l’Europa.
L’infografica delle linee guida IFLA Section Libraries for Children and Young Adults

L’infografica delle linee guida IFLA Section Libraries for Children and Young Adults 08/04/2026 Pubblicata la traduzione italiana dell’infografica che riassume le linee guida IFLA per i servizi bibliotecari per ragazzi e ragazze da 0 a 18 anni. Di Antonella LambertiIFLA Section Libraries for Children and Young Adults Finalmente, è disponibile anche in italiano l’infografica delle Linee guida per i Servizi bibliotecari per ragazze e ragazzi, che offre una sintesi di quelle complete sviluppate dalla Sezione IFLA Libraries for Children and Young Adults e pubblicate in inglese nel 2018 (in italiano nel 2021). Le linee guida forniscono conoscenze e approfondimenti professionali aggiornati per coloro che programmano in modo strategico o forniscono servizi e programmi bibliotecari per la fascia d’età 0-18 anni e l’infografica ne sintetizza alcuni concetti chiave. Disponibile gratuitamente, l’infografica può essere scaricata e stampata, e rappresenta uno strumento utile per la pianificazione e il dialogo con amministratori e decisori. Può anche essere affissa nella biblioteca come promemoria visivo, per il personale e per gli utenti, sui bisogni e diritti dei bambini in relazione all’accesso all’informazione, all’alfabetizzazione e alla promozione della lettura. L’infografica, la cui edizione in italiano è a cura di di Antonella Lamberti e di Lorenzo D’Ercole (Rete delle Reti) per la realizzazione grafica, è disponibile a questo indirizzo: https://repository.ifla.org/handle/20.500.14598/7054 Linee guida in italiano sono scaricabili al link: https://www.ifla.org/wp-content/uploads/2019/05/assets/libraries-for-children-and-ya/publications/ifla-guidelines-for-library-services-to-children_aged-0-18-it.pdf Al momento è in corso di revisione una nuova versione delle Linee guida e, per completarla, la curatrice della precedente, Carolynn Rankin, sta sollecitando la comunità professionale in tutto il mondo perché contribuisca a questo lavoro con osservazioni, riflessioni, richieste. Appena disponibile, Rete delle Reti diffonderà anche in Italia la modulistica approntata a questo scopo, condividendo la richiesta alla partecipazione e all’invio di contributi. Per conoscere meglio cosa fa la IFLA Section Libraries for Children and Young Adults potete trovare informazioni qui: https://www.ifla.org/units/libraries-for-children-and-ya/ e seguire i canali social: https://www.facebook.com/IFLACYA https://www.youtube.com/@iflacya /* === RdR Modern sub-pages: Elementor full-width fix === */ body.page-id-4793 .e-con-inner, body.page-id-4794 .e-con-inner, body.page-id-4795 .e-con-inner, body.page-id-4796 .e-con-inner, body.page-id-4797 .e-con-inner { max-width: 100% !important; width: 100% !important; }
Il futuro delle biblioteche calabresi passa dai sistemi territoriali

Il futuro delle biblioteche calabresi passa dai sistemi territoriali 08/04/2026 In Calabria la cooperazione bibliotecaria riprende slancio con nuove iniziative e aggregazioni, offrendo alla Regione l’opportunità di assumere scelte capaci di valorizzare queste energie e di soddisfare le aspettative e le speranze dei territori Di Giacinto Gaetano, direttore del Sistema Bibliotecario Lametino Il settore delle biblioteche pubbliche e dei sistemi bibliotecari territoriali in Calabria attraversa da anni una condizione di forte sofferenza. A pesare sono, in particolare, la progressiva riduzione dei finanziamenti regionali, la contrazione del personale dovuta al mancato turnover e l’assenza di una programmazione regionale di medio-lungo periodo capace di sostenere lo sviluppo del settore, il rinnovamento delle collezioni, la collaborazione tra territori e l’attivazione di servizi nuovi, coerenti con i cambiamenti intervenuti nei bisogni delle comunità. Questa situazione di difficoltà è tristemente confermata da tutte le principali analisi di settore, che continuano a collocare la Calabria agli ultimi posti negli indici di lettura, nell’uso dei servizi bibliotecari e, più in generale, nei consumi culturali, con evidenti ripercussioni sulla crescita sociale e culturale complessiva del territorio. A questo quadro già fragile si sono aggiunti, negli ultimi anni, gli effetti dell’emergenza Covid-19, che hanno ulteriormente aggravato criticità strutturali mai davvero affrontate. I dati disponibili parlano con chiarezza. Nel Mezzogiorno la quota di lettori scende al 27,9%, contro il 48% del Nord. Anche sul versante dell’accesso ai libri in formato digitale, il tradizionale divario territoriale tra Nord e Sud non si riduce, ma tende anzi ad ampliarsi. In Calabria, più di due bambini e adolescenti su tre non hanno letto nemmeno un libro nell’ultimo anno. Diverse ricerche, inoltre, segnalano la diffusione di un preoccupante fenomeno di povertà educativa. Le stesse indagini mostrano come la debole propensione alla lettura sia fortemente correlata all’assenza, o alla debolezza, di biblioteche di base diffuse e ben funzionanti: presìdi di welfare culturale chiamati a promuovere l’abitudine alla lettura, ad allargare l’accesso al sapere e a offrire servizi adeguati ai cittadini. I bassi livelli di lettura risultano dunque strettamente connessi alla fragilità delle infrastrutture culturali, delineando i contorni di una vera e propria questione meridionale, che priva milioni di persone di un diritto fondamentale: l’accesso alla cultura e alla conoscenza. Da qui nasce la necessità di una politica nazionale e regionale capace di rafforzare e rilanciare le infrastrutture culturali e, in particolare, le biblioteche di pubblica lettura, senza le quali è difficile immaginare interventi in grado di produrre effetti significativi nel medio e lungo periodo. Accanto alle biblioteche, occorre sostenere anche le reti professionali e territoriali che contribuiscono alla vitalità del settore: sistemi bibliotecari, operatori culturali, editori, librai, associazioni, festival e tutte quelle realtà che possono concorrere a costruire un ecosistema più forte e più capillare. In Calabria, i Sistemi Bibliotecari Territoriali sono disciplinati dalla Legge regionale n. 17 del 1985, ancora oggi formalmente vigente, ma bisognosa di una profonda revisione e attualizzazione. La legge dedica ai sistemi bibliotecari un intero titolo, definendone compiti, modalità di organizzazione e criteri di riconoscimento. Il sistema bibliotecario territoriale vi è descritto come l’insieme coordinato delle strutture bibliotecarie e archivistiche dei Comuni associati, con una biblioteca-centro sistema incaricata di garantire acquisizioni, catalogazione, distribuzione del materiale, catalogo unico, servizi specializzati, coordinamento delle attività culturali, assistenza tecnica e rilevazione dei dati sui servizi e sull’utenza. La stessa legge, all’articolo 14, stabilisce inoltre con chiarezza che la Regione debba assicurare contributi per il funzionamento e il potenziamento delle biblioteche degli enti locali, dei sistemi bibliotecari e degli archivi storici. E, in modo ancora più esplicito, il comma 7 afferma che le spese relative all’organizzazione e alla realizzazione dei servizi dei centri di sistema sono sostenute per intero dalla Regione. Si tratta di un riconoscimento inequivocabile del valore pubblico e sociale dei sistemi bibliotecari territoriali e della responsabilità regionale nel sostenerne il funzionamento. Per molti anni questo impianto ha trovato una traduzione concreta nei piani annuali di attuazione della legge. Dal 2010, però, a seguito dell’istituzione del Fondo Unico per la Cultura, le risorse destinate ai sistemi si sono progressivamente ridotte fino a scomparire. Da allora i sistemi hanno potuto contare quasi esclusivamente sulla partecipazione ai bandi regionali, ottenendo spesso risultati importanti grazie alla qualità delle attività promosse, ma senza più poter disporre di un sostegno stabile alla gestione ordinaria. Questo ha inevitabilmente ridotto la capacità di programmazione e di intervento, perché i fondi da bando sono per loro natura vincolati a singole attività progettuali e non possono sostituire le risorse necessarie a garantire continuità ai servizi strutturali previsti dalla legge. Attualmente i sistemi bibliotecari attivi e funzionanti in Calabria sono quattro: lo Jonico, con sede a Bovalino; il Lametino, con sede a Lamezia Terme; il Silano, con sede a San Giovanni in Fiore; e il Vibonese, con sede a Vibo Valentia. Complessivamente coinvolgono 62 Comuni e una popolazione di quasi 296 mila abitanti, pari a circa il 15% della popolazione regionale. Si tratta dunque di una rete tutt’altro che marginale, che rappresenta una parte significativa del territorio calabrese e che avrebbe bisogno di essere considerata come una vera infrastruttura strategica del welfare culturale regionale. Negli ultimi mesi, fortunatamente, si sono colti alcuni segnali incoraggianti. All’inizio del 2025 la Regione Calabria e i sistemi bibliotecari hanno sottoscritto un accordo di collaborazione che affida ai sistemi, con capofila il Lametino, la gestione e la promozione del Polo regionale SBR fino alla fine del 2026. L’accordo prevede la piena funzionalità del polo e dei servizi alle 164 biblioteche aderenti, l’assistenza biblioteconomica e tecnica, il supporto alla catalogazione, attività di formazione sul software Sebina, iniziative di promozione della lettura, la creazione di bibliopoint scolastici e, dove possibile, l’attivazione del servizio bibliobus. Si tratta di un passaggio importante, che ha già prodotto iniziative territoriali interessanti e che potrebbe aprire un processo virtuoso, a condizione però che l’intervento regionale abbia continuità e non si esaurisca in una fase sperimentale o temporanea. Parallelamente, si registra anche una nuova disponibilità da parte di diversi Comuni a collaborare per mettere in sinergia i servizi locali e favorire la nascita di nuovi
BiblioBando: prosegue il percorso della Rete delle Reti tra bandi, progettazione e opportunità

BiblioBando: prosegue il percorso della Rete delle Reti tra bandi, progettazione e opportunità 08/04/2026 Negli ultimi mesi BiblioBando si è progressivamente consolidato come uno degli strumenti operativi della Rete delle Reti a supporto delle biblioteche pubbliche italiane. Di Stefania Guadagnoli – Biblioteche Castelli Romani Dopo i primi articoli di avvio del servizio – nati per rispondere a un’esigenza diffusa di orientamento tra bandi e finanziamenti – e dopo i momenti di confronto tra sistemi bibliotecari, che hanno messo al centro la progettazione come leva strategica, emerge oggi con maggiore chiarezza una direzione di lavoro: non occorre solo segnalare opportunità, ma accompagnare le biblioteche in un percorso di crescita progettuale condivisa. Le esperienze raccontate negli ultimi mesi – dai bandi sulla transizione digitale alle progettazioni interregionali – hanno mostrato che le biblioteche non partono da zero. Al contrario, sono già attive, sperimentano, costruiscono partenariati, si candidano anche a bandi complessi . Quello che spesso manca è un sistema stabile di supporto, capace di mettere in relazione informazioni, competenze e opportunità. È in questo contesto che BiblioBando continua a evolvere. Nel frattempo, la Rete delle Reti ha fatto un passo importante e il lavoro si è spostato anche su un piano più operativo con la sua partecipazione diretta a un progetto Erasmus+ KA122 nel settore dell’educazione degli adulti, primo ingresso diretto dell’associazione in questo tipo di progettazione, con l’obiettivo di attivare mobilità europee per bibliotecari e rafforzare competenze su innovazione, governance e coinvolgimento delle comunità. La proposta, intitolata Reti in Movimento per l’Innovazione dei Servizi Bibliotecari, è costruita attorno a un obiettivo chiaro: usare la mobilità internazionale come strumento di crescita professionale e organizzativa per il personale bibliotecario. Il progetto prevede mobilità di job shadowing in Spagna, Paesi Bassi e Germania, con 27 partecipanti complessivi e tre accompagnatori, e punta a rafforzare tre aree considerate oggi decisive per le biblioteche: organizzazione e governance dei servizi, innovazione tecnologica e digitale, coinvolgimento delle comunità e degli utenti. Questo dato è rilevante non solo perché segnala la volontà di RdR di misurarsi direttamente con i programmi europei, ma perché indica una direzione precisa: non limitarsi a osservare i bandi dall’esterno, bensì sperimentare in prima persona strumenti che possano poi generare apprendimento, trasferimento di pratiche e nuove collaborazioni tra reti bibliotecarie. Accanto a questo filone europeo si è aperto anche un secondo fronte di lavoro: quello della formazione e cooperazione internazionale. Il recente incontro con un ente formativo maltese ha infatti consentito di avviare un confronto su possibili collaborazioni future, con particolare attenzione a corsi di lingua inglese, soft skills, competenze digitali, intelligenza artificiale e percorsi su misura per i bisogni del settore bibliotecario grazie alla possibilità di costruire percorsi tailor-made, in formato online, in presenza o blended, eventualmente compatibili anche con future mobilità Erasmus. Questi passaggi segnano un cambio di passo: da una logica di segnalazione a una logica di attivazione. BiblioBando diventa quindi sempre più uno spazio in cui: intercettare opportunità; leggere i bandi in chiave bibliotecaria; immaginare progettualità condivise; costruire alleanze tra territori. In questo quadro, l’uscita dell’Avviso “Fondo promozione lettura – anno 2026” della Direzione generale Biblioteche e Istituti culturali del Ministero della Cultura merita una segnalazione particolare, tanto che è stato previsto un incontro online per giovedì 16 aprile alle ore 11.00 a cui saranno invitati tutti i sistemi bibliotecari italiani anche non aderenti a RdR. Scheda bando Fondo promozione lettura – anno 2026 (MiC) Che cos’èUn avviso del Ministero della Cultura per sostenere progetti di promozione della lettura, valorizzazione del patrimonio librario e miglioramento dei servizi bibliotecari. La dotazione 2026 è di 1 milione di euro, di cui 700.000 euro per i sistemi bibliotecari e 300.000 euro per le biblioteche scolastiche. Chi può parteciparePossono presentare domanda i sistemi bibliotecari e le biblioteche scolastiche. Non sono ammesse le singole biblioteche comunali. ScadenzaLe domande si presentano online dal 1° aprile 2026 al 30 aprile 2026, entro le ore 12:00. Attività finanziabili per i sistemi bibliotecari eventi, reading, incontri con autori laboratori e attività di promozione della lettura comunicazione e promozione acquisto libri per il progetto acquisto o noleggio di attrezzature (hardware, software, strumenti digitali) spese per ospiti e relatori catalogazione e manutenzione del patrimonio ContributoPer i sistemi bibliotecari, i progetti possono essere finanziati da 5.000 a 15.000 euro.
TELL: Il Piano Nazionale di Formazione per nuove competenze in biblioteca

TELL: Il Piano Nazionale di Formazione per nuove competenze in biblioteca 08/04/2026 Tra i progetti europei in cui Rete delle Reti è coinvolta, il progetto TELL (Trans-European Learning Libraries) merita senza dubbio una menzione speciale. di Gianni StefaniniDirettore di Rete delle Reti Non si tratta solamente di un’iniziativa di formazione ma di un tentativo di rispondere a una questione che sarà sempre più cruciale per le biblioteche italiane: quali sono le competenze necessarie oggi per applicare concretamente, nei servizi e nelle politiche bibliotecarie, i principi stabiliti dalla Raccomandazione del Consiglio d’Europa (2023) sulla legislazione e la politica bibliotecaria in Europa? È una domanda tutt’altro che astratta. Le biblioteche europee sono chiamate sempre più a confrontarsi con temi che superano i confini tradizionali della professione: la partecipazione democratica, la libertà di accesso all’informazione, l’Agenda 2030, la trasformazione digitale, l’uso responsabile delle tecnologie, la capacità di leggere e intercettare le opportunità offerte dai fondi europei. TELL nasce proprio dentro questo scenario e si propone di costruire un modello educativo capace di accompagnare bibliotecari e decisori pubblici nell’attuazione concreta della Raccomandazione del 2023, collegando i valori culturali e civili delle biblioteche con strumenti operativi, progettuali e istituzionali più forti. L’ambizione del progetto è significativa. Su scala europea TELL punta a formare in modo esteso professionisti e responsabili pubblici e a sensibilizzare un pubblico molto ampio sulle nuove competenze necessarie per sostenere il ruolo delle biblioteche nel quadro delle politiche europee. In questa prospettiva, il progetto ha già prodotto un primo patrimonio importante: materiali di lavoro, rapporti tematici, percorsi di confronto internazionale e una base metodologica che ora deve essere portata a maturazione nella dimensione nazionale. È precisamente qui che si colloca il lavoro di Rete delle Reti. Nel 2026, infatti, una parte decisiva del progetto è rappresentata dal WP4 (National training plan), il pacchetto dedicato agli eventi sulle competenze a livello nazionale e alla costruzione del Piano nazionale di formazione. È il passaggio nel quale TELL smette di essere soltanto un quadro di riferimento europeo e diventa una proposta concreta rivolta al mondo bibliotecario italiano. Per Rete delle Reti questo rappresenta una responsabilità importante, perché significa contribuire a tradurre contenuti e obiettivi del progetto in competenze reali, basate sui bisogni specifici e sulle caratteristiche specifiche dei sistemi e delle biblioteche italiane. In questa fase, il WP4 sarà sviluppato nel corso del 2026 sotto la responsabilità scientifica di Anna Maria Tammaro, alla quale è stato affidato il compito di accompagnare il consolidamento del percorso formativo nazionale. È un passaggio significativo, perché consente di rafforzare l’impianto culturale e metodologico del progetto proprio nel momento in cui esso entra nella sua fase più operativa. L’indirizzo assunto è quello di una formazione non meramente trasmissiva, ma partecipativa, centrata sui problemi reali che le biblioteche affrontano, e capace di valorizzare il confronto tra pari, l’adattamento ai contesti locali e la costruzione di competenze immediatamente spendibili. La linea di lavoro che si sta definendo per l’Italia va esattamente in questa direzione. Il Piano nazionale di formazione prevede infatti la costituzione di un comitato organizzatore, la realizzazione di eventi in presenza collegati ai principali contesti professionali, l’organizzazione di webinar e l’attivazione di momenti di coaching dedicati in particolare alla capacità delle biblioteche di orientarsi anche rispetto ai Fondi Strutturali e di Investimento Europei. Non siamo quindi di fronte a un semplice calendario di appuntamenti, ma a un percorso che prova a mettere in relazione i grandi temi della Raccomandazione europea con le condizioni concrete di lavoro delle biblioteche italiane. Uno degli elementi più interessanti emersi nel lavoro preparatorio è la scelta di puntare, come prima mossa strategica, sulla formazione dei formatori. L’idea è semplice ma molto forte: per produrre un impatto reale e duraturo non basta organizzare qualche iniziativa isolata ma occorre costruire un primo nucleo di bibliotecari in grado non solo di acquisire competenze, ma anche di replicarle e diffonderle nei propri territori e nei propri sistemi. Per questo il Piano nazionale prevede un primo investimento su un gruppo ristretto di formatori, da accompagnare poi in un effetto moltiplicatore più ampio, con l’obiettivo di estendere il più possibile la ricaduta del progetto entro la conclusione del 2026. Anche i temi individuati confermano il valore strategico del percorso. Al centro ci saranno la democrazia in biblioteca, l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, l’uso etico delle tecnologie e dell’intelligenza artificiale, e la capacità di leggere i fondi europei non come materia per specialisti esterni, ma come una leva possibile anche per il rafforzamento dei servizi bibliotecari. È una scelta che ci sembra particolarmente importante: significa affermare che le biblioteche non sono soltanto luoghi di conservazione e accesso, ma presìdi civici, culturali e sociali che devono essere messi nelle condizioni di agire dentro le grandi trasformazioni del nostro tempo. Per Rete delle Reti tutto questo è pienamente coerente con la propria missione. Da tempo sosteniamo che la cooperazione tra sistemi bibliotecari non debba limitarsi alla gestione di servizi, ma debba diventare anche uno spazio di crescita professionale, di elaborazione comune e di rafforzamento della capacità progettuale. Il lavoro su TELL va esattamente in questa direzione. Non offre soluzioni prefabbricate, ma mette a disposizione un quadro di riferimento e un metodo per aiutare le biblioteche a leggere meglio il proprio ruolo, a collegarlo alle politiche europee e a trasformarlo in iniziative più solide, più consapevoli e più incisive. I prossimi mesi saranno dunque decisivi. Il 2026 sarà l’anno in cui il progetto dovrà mostrare pienamente la propria utilità sul piano nazionale, attraverso il dispiegarsi del WP4 e la messa in campo delle attività formative previste. Per Rete delle Reti sarà un impegno importante, ma anche una grande opportunità: contribuire a costruire, insieme ai bibliotecari italiani, una nuova stagione di competenze, capace di unire valori professionali, visione europea e concretezza operativa.